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Inceneritori: se non ti informi non saprai mai che sono nocivi e che esistono delle alternative

La lotta contro l' inceneritore non ha padroni ed è gestita dal basso, non fa spalla a nessun partito politico, istituzione, o simili. E' una lotta autorganizzata che rifiuta ogni delega, quindi se vogliamo vincerla dobbiamo partecipare tutti/e direttamente!!

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- 18 luglio ore 9,00 Roma p.le Clodio, TRIBUNALE: 3° UDIENZA contro Cerroni & associati.

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Rifiuti, annullate dal Tar le inerdittive antimafia sugli impianti di Cerroni PDF Stampa E-mail
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Difetto di istruttoria e motivazione": le motivazioni dei giudici della sezione ter del Lazio
dal sito: http://roma.repubblica.it/

I giudici della sezione prima ter del Tar del lazio hanno annullato per "difetto di istruttoria e motivazione" le interdittive antimafia emesse a gennaio e marzo scorsi dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, contro le società della galassia Cerroni proprietarie dei due tmb di Roma a Malagrotta, del tritovagliatore di Rocca Cencia e del tmb di Albano. Quel provvedimento aveva costretto i sindaci di Roma e Albano a emanare delle ordinanze per consentire alle società che svolgono il servizio di raccolta rifiuti di continuare a conferire presso quegli impianti i cui proprietari erano interdetti a stipulare accordi.

I giudici amministrativi hanno accolto le istanze sollevate dal legale, Angelo Clarizia, sostenendo che "sebbene sia esatto che le organizzazioni mafiose comunque denominate, abbiano ormai da anni grande interesse nel settore dei rifiuti, tanto da essere stato coniato il termine 'ecomafie', ciò non implica necessariamente che tutti i soggetti sottoposti ad una misura cautelare o rinviati a giudizio del traffico organizzato di rifiuti - per il solo fatto di essere imputati di quel particolare reato - siano automaticamente a rischio di collusione con ambienti della criminalità organizzata e che come tali non forniscano più sufficienti garanzie per la pa". Perché "detta valutazione, o se vogliamo, detta presunzione, non può essere assoluta, tenuto conto degli effetti dirompenti prodotti dall'interdittiva, ma deve essere relativa, dovendo il prefetto verificare comunque - prima di adottare il provvedimento - l'esistenza della concreta possibilità di interferenze mafiose (come del resto si evince anche dalla circolare ministeriale richiamata dalla difesa del consorzio ricorrente).

Se così non fosse, come ha rilevato la difesa del consorzio verrebbe violato il principio di proporzionalità, in quanto per un pericolo presunto basato su una fattispecie normativa, si lederebbe la libertà di impresa, con ricadute anche a livello occupazionale".In quanto "verrebbe meno il prudente bilanciamento tra gli interessi alla libertà di iniziativa di impresa e la concorrente tutela delle condizioni di sicurezza e di ordine pubblico perseguite dalle norme di prevenzione".

Il Tar nella sentenza ricorda che "il consorzio ricorrente ha dedotto nel primo motivo di impugnazione il difetto di istruttoria e di motivazione, rilevando che il provvedimento del prefetto è stato adottato sulla sola base del provvedimento del giudice penale senza lo svolgimento di alcuna istruttoria, e ciò sebbene nell'ordinanza del gip di oltre 400 pagine, mai si facesse riferimento a possibili contatti con soggetti legati alla criminalità organizzata". Le istanze di Colari, sottolineano i giudici, "non sono state contestate dall'amministrazione, che ha fondato la sua difesa esclusivamente sulla tesi dell'automaticità dell'informativa, senza addurre - oltre alla questione relativa all'informativa relativa alla società Pontina ambiente oggetto del secondo motivo di ricorso, e dunque esaminata in seguito - nessun altro elemento indiziario idoneo a corroborare la presunzione derivante dal particolare tipo di reato, per il quale il presidente del consiglio di amministrazione ed i suoi collaboratori sono stati dapprima sottoposti a misura cautelare e poi sottoposti a giudizio immediato".

Pertanto "la tesi del consorzio è pienamente condivisibile, tenuto conto che dagli atti prodotti in giudizio, anche dopo l'ordinanza istruttoria disposta dal Tribunale, nessun altro elemento istruttorio recente è stato prodotto, al di fuori dell'ordinanza del gip e del decreto che dispone il giudizio immediato, e che da tali atti non si evince alcunché da cui desumere i tentativi di infiltrazione mafiosa. La documentazione prodotta dall'avvocatura erariale il 17 maggio 2014 si riferisce, infatti, all'istruttoria antecedente all'adozione dell'informativa del 2006 nei confronti della società Pontina Ambiente. Nonostante la gravità dei capi di imputazione, nessun riferimento a contatti con ambienti della malavita organizzata si evince dai provvedimenti del giudice penale, tali da poter far ipotizzare l'esistenza di rischi di contaminazioni con le 'ecomafie'".

Contestualmente il Tar ha anche annullato la (seppure decaduta) prima ordinanza del sindaco Ignazio Marino, che ha consentito di portare ai tre impianti di Colari della Capitale parte dei rifiuti raccolti da Ama dal 21 febbraio al 21 maggio.

 
E' iniziato il processo a Cerroni PDF Stampa E-mail
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di Fabio Carosi dal sito http://affaritaliani.it

Si parte. E con uno scadenzario da maxi evento. La prima udienza del processo a trent'anni di “monnezzopoli” è fissata per giovedì 5 giugno alle ore 9, quando accusa e difesa daranno il via alla tenzone con il deposito delle costituzioni di parte civile e altri tecnicismi che porteranno ad un primo rinvio.
Ma che il Pm Alberto Galanti voglia fare in fretta si è intuito sia col “giudizio immediato”, sia con il progetto di costruire un un processo rapidissimo fissando udienze ogni mercoledì. Un ritmo serratissimo che la dice lunga sulla volontà di arrivare in tempi ridotti alle sentenze di primo grado.
Sul banco, con il re dei rifiuti Manlio Cerroni, Bruno Landi, Francesco Rando, Piero Giovi, Giuseppe Sicignano per quanto riguarda il gruppo di imprese che fanno capo a Cerroni e poi la “parte pubblica” rappresentata da Luca Fegatelli ex dirigente dell'Area Rifiuti della Regione Lazio e Raniero De Filippis. Per tutti le accuse sono pesantissime: associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti ma, a seconda delle singole posizioni, la violazione delle norme amministrative in materia di smaltimento e la truffa in pubbliche forniture.
In poche parole, l'indagine del Noe che lo scorso 9 gennaio ha portato all'arresto dei manager e dei funzionari pubblici e all'iscrizione nel registro degli indagati di decine di persone, tra cui l'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, disegna un quadro scioccante: per tre decenni il Gruppo Cerroni grazie alla sudditanza o alla compiacenza di tutto lo schieramento politico romano, avrebbe controllato l'intero ciclo “attivo” dei rifiuti (esclusa la raccolta), garantendosi un monopolio invincibile. E questo sino a quando l'inchiesta non avrebbe messo in luce la “ragnatela Cerroni”.
A supporto dell'accusa decine e decine di intercettazioni di conversazioni parziali, attraverso le quali l'indagine avrebbe ricostruito il ruolo di ciascun personaggio, sino a confezionare “un'associazione a delinquere”, costituita da soggetti che per motivi professionali non potevano non interloquire tra di loro, soprattutto nei momenti caldi delle emergenze rifiuti e dei diversi commissariamenti che hanno permesso alla politica di affidare a soggetti terzi il problema dei rifiuti.
La madre di tutte le accuse è dunque quella di essere tentacoli di un'unica piovra che si sarebbe riprodotta ad ogni cambio di Giunta Regionale e di sindaco di Roma. Un fatto unico, che rende il processo di per sé come il più interessante della storia romana degli ultimi anni.
Tra discariche, produzioni di combustibile da rifiuti e battaglie autorizzative, si profila come evento “speciale” la storia del gassificatore di Albano. Grazie al libro-racconto presentato da Cerroni a pochi giorni dal processo si può evincere quale sarà la sua linea difensiva, ma anche alcune stranezze processuali. Come, ad esempio, lo stralcio del ruolo di Acea e Ama dal processo, pur avendo nel Consorzio Coema una partecipazione assolutamente maggioritaria. Se è vero che Cerroni “spingeva” per accendere il superforno che avrebbe mangiato i rifiuti, è altrettanto vero che i vantaggi economici rilevanti sarebbe stati per le due aziende sotto il controllo pubblico. Tant'è che “il giorno dopo l'autorizzazione per il gassificatore – scrive Cerroni a pagina 115 del suo libro – le azioni del'Acea hanno avuto in borsa un balzo del 4%, con profitto rilevante dalla sera alla mattina degli azionisti”. E poi conclude: “Varrebbe la pena fare un conto esatto dell'operaqzione finanziari scaturita da fonti rinnovabili e non solo”.

Insomma a leggere quelle che poi saranno parte della “carte della difesa”, Manlio Cerroni avrebbe imbastito un'operazione per far guadagnare la parte pubblica”.

 
L'ex ministro dell'Ambiente Corrado Clini è stato arrestato dalla Guardia di finanza PDF Stampa E-mail
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(fonte "Il fatto quotidiano")

Corrado Clini, ex ministro dell’Ambiente del governo Monti, è stato arrestato per peculato. Con lui ai domiciliari è finito anche Augusto Calore Pretner, ingegnere padovano. Secondo l’ordinanza, emessa dal gip Piera Tassoni della procura di Ferrara, i due avrebbero sottratto 3 milioni e 400mila euro da un finanziamento ministeriale di 54 milioni destinato al progetto “New Eden”, volto alla protezione e preservazione dell’ambiente e delle risorse idriche, da realizzare in Iraq e finanziato con il sostegno internazionale. Clini risultava indagato già dall’ottobre 2013 in qualità di direttore generale del ministero dell’Ambiente. Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza di Ferrara, erano partite dall’individuazione di un flusso di false fatturazioni provenienti da una società cartiera con sede in Olanda, a favore della Med Ingegneria srl, studio ferrarese i cui vertici risultano indagati per una frode fiscale da un milione e mezzo di euro (per questi fatti a luglio la Procura iscrisse cinque persone nel registro degli indagati e sequestrò beni per 330mila euro). Le fatture di Med Ingegneria facevano capo a due organizzazioni non governative con sede negli Stati Uniti, la Nature Iraq (cui partecipava lo Studio Galli Ingegneria di Padova di cui è socio Pretner) e Iraq Foundation. Sono le due ong che nel 2003 stipularono un accordo bilaterale con gli uffici del ministero dell’Ambiente, poi rinnovato nel 2008 per altri cinque anni. Obiettivi del programma di cooperazione erano il ripristino ambientale e il controllo dei fenomeni di piena e gestione integrata dei bacini idrografici del Tigri e dell’Eufrate. Di quella attività però il nucleo di polizia tributaria non ha trovato alcun riscontro. Per quel progetto le due ong chiesero 57 milioni all’Ambiente, ottenendone 54.Tra settembre 2007 e gennaio 2011 parte di quelle somme finiscono in conti “direttamente riconducibili ai due arrestati”. A parlare di “grossi elementi probatori a carico” degli indagati è il procuratore capo di Ferrara, Bruno Cherchi che, assieme al colonnello delle Fiamme gialle Sergio Lancerin ricostruisce i passaggi di denaro attraverso tre continenti. Una parte dei soldi del ministero, incassati da Nature Iraq, venivano accreditati su un conto ad Amman in Giordania, per poi partire in direzione dell’Olanda, verso la società Gbc con fatturazioni per operazioni inesistenti.Questa tratteneva una commissione del 5% per poi girarli nei paradisi fiscali delle Isole Vergini e dei Caraibi. Da qui il malloppo, decurtato di un altro 2%, ripartiva per la Svizzera per essere depositato “in conti correnti di prestanome direttamente riconducibili agli indagati”. Un vorticoso giro di denaro “provato senza ombra di dubbio” afferma Lancerin, che anticipa come “la Procura di Roma (che sta valutando anche altri fronti con il pm Galanti, ndr) sta operando numerosissime perquisizioni in tutto il Paese”, mentre le indagini della Finanza proseguono anche in altre direzioni. In particolare in Svizzera, dove si batte la pista del riciclaggio internazionale di denaro.Corrado Clini, medico, è stato per venti anni – dal 1991 al 2011 – direttore generale del ministero ed è stato nominato ministro il 16 novembre 2011 nel governo guidato da Mario Monti. Dopo la guida del dicastero, è tornato a ricoprire l’incarico di direttore generale per lo Sviluppo sostenibile, il clima e l’energia sempre al dicastero di via Cristoforo Colombo. Per anni sempre in prima linea ai vertici internazionali, si è occupato di ambiente e di cambiamenti climatici, è stato anche chairman dell’European Environment and Health Committee, composto dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai ministeri della Salute e dell’Ambiente di 51 paesi europei e centro asiatici.Come ministro ha affrontato alcune questioni spinose come il caso Ilva, il naufragio della Costa Concordia e l’emergenza rifiuti a Roma. Clini è anche noto per le sue posizioni a favore del nucleare e, di un possibile ritorno in Italia ed è sempre stato favorevole agli ogm (organismi geneticamente modificati), due temi caldi, che ha sostenuto in vari ambiti anche appena nominato ministro, a ridosso dell’incidente di Fukushima in Giappone. Ad aprile 2012 ha presentato al Cipe il Piano nazionale di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e, insieme con i ministri Corrado Passera e Mario Catania (Politiche Agricole), la riforma degli incentivi alle energie rinnovabili.

 
Rassegna stampa di Mercoledì 23 Aprile PDF Stampa E-mail
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Dopo qualche mese di completo immobilismo pare che gli eventi sul versante monnezza si stiano rimettendo in moto. Tutto sembra indicare che si vada verso una nuova gestione commissariale ed una rilevazione dell'impero di Cerroni da parte di AMA ed ACEA. Cosa sta succedendo di preciso? Facciamo un po' di rassegna stampa:

Rifiuti, irregolarità al gassificatore di Malagrotta: Cerroni condannato a un anno
dal sito: http://roma.repubblica.it
Pena di otto mesi anche al suo collaboratore Francesco Rando. Entrambi sono stati citati a giudizio assieme ad altre quattro persone nell'ambito di un'inchiesta più ampia sulla gestione dei rifiuti nel Lazio.

Un anno di reclusione per il patron di Malagrotta Manlio Cerroni e otto mesi per il suo storico collaboratore Francesco Rando. Queste le pene inflitte dal giudice monocratico al termine di un processo che vedeva i due imputati per presunte irregolarità legate al gassificatore della discarica di Malagrotta.
In gran parte accolta la richiesta del pm Alberto Galanti che aveva chiesto di condannare i due imputati ad un anno di reclusione ciascuno. L'accusa per i due è quella di falso in atto pubblico.
Entrambi sono stati assolti, invece, da un capo d'imputazione relativo a falsi sulla capienza del gassificatore.
Sia Cerroni che Rando sono stati, intanto, citati a giudizio assieme ad altre quattro persone nell'ambito di un'inchiesta più ampia sulla gestione dei rifiuti nel Lazio. La prima udienza di questo secondo processo è fissata per il prossimo 5 giugno.
Intanto al ministero dell'Ambiente si sta valutando l'ipotesi di una norma che conceda al Comune di Roma o alla Regione Lazio la possibilità di requisire gli impianti di trattamento dei rifiuti a Malagrotta di proprietà di Cerroni, per superare l'interdittiva sul loro utilizzo emanata dal prefetto a seguito dell'inchiesta che coinvolge il patron del Colari. La norma potrebbe finire nel decreto, contenente una serie di disposizioni su diverse tematiche ambientali, che il ministro Gian Luca Galletti porterà all'approvazione di uno dei prossimi Cdm. Lo stesso Galletti oggi ha confermato che ''c'è un articolo che rivede le procedure per le gestioni di emergenza nei vari Comuni''. La norma dovrebbe quindi concedere ulteriori poteri agli enti locali sul problema rifiuti, tra cui appunto quello della requisizione degli impianti che scongiurerebbe l'emergenza nella capitale. Il conferimento dei rifiuti per il trattamento a Malagrotta è oggi infatti possibile grazie a un'ordinanza del sindaco di Roma, Ignazio Marino, che però scade il prossimo 21 maggio e non è più reiterabile.

Rifiuti, modifica alla legge 152 consentirà di requisire impianti Tmb
dal sito: http://roma.corriere.it/

Il ministero dell’»Ambiente ha individuato una soluzione al problema degli impianti di Trattamento meccanico e biologico sotto sequestro: Zingaretti o Marino potranno sottrarli alla proprietà Cerroni e affidarli all’Ama per sei mesi

L’emergenza discariche che, a detta del sindaco Marino, rischierebbe di portare alla paralisi della raccolta rifiuti dal 22 maggio potrebbe essere risolta con un decreto ad hoc: una semplice modifica al codice dell’Ambiente. E’ questa la via d’uscita al rebus ciclo dei rifiuti nella Capitale che il ministero dell’Ambiente ha individuato per consentire l’ormai improcrastinabile requisizione dei due impianti di Trattamento meccanico e biologico (Tmb) di Valle Galeria - vicini alla grande discarica (opra chiusa) di Malagrotta - e del tritovagliatore di Rocca Cencia. Tutti impianti di proprietà della Co.la.ri. di Manlio Cerroni e per questo sosttoposti a sequestro dal prefetto di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul patron di Malagrotta
Impianti agibili fino al 21 maggio

Lo scorso 3 aprile, durante una visita in Procura, il sindaco Marino aveva denunciato lo stallo in cui si trova l’amministrazione capitolina nello smaltimento dei rifiuti, chiedendo in sostanza ai magistrati una liberatoria che gli consentisse di continuare a conferire immondizia negli impianti Tmb di Malagrotta. Di fatto - per ora e fino al 21 maggio - un’ordinanza del primo cittadino di Roma permette ai camion dell’Ama di portare ogni giorno negli impianti di Trattamento meccanico e biologico (Tmb) circa 1.500 tonnellate di pattume, 1.300 delle quali prodotte dai romani. Una quantità analoga viene trattata nei Tmb dell’Ama a Rocca Cencia. Altre 600 tonnellate circa al giorno finiscono nel vicino tritovagliatore, sempre di Cerroni. Gli scarti della lavorazione, poi, vengono trasportati in alcune discariche del Nord Italia.

Il «rischio Napoli» sul Tevere

Tuttavia il provvedimento del prefetto impedisce alle società proprietaria dei Tmb coinvolti nell’inchiesta di contrarre rapporti con società pubbliche. L’ordinanza del Comune che bypassa l’ostacolo legale non è reiterabile, quindi a fine maggio - salvo un improbabile dissequestro - i Tmb e il tritovagliatore non sarebbero più utilizzabili e Roma - come ha sottolineato Marino - «non saprà più dove mettere i rifiuti», venendosi a trovare in una situazione come quella vissuta da Napoli qualche anno fa: raccolta paralizzata, con circa 2mila tonnellate di rifiuti non trattati che si accumulerebbero ogni giorno nelle strade. Per questo il ministero dell’Ambiente - a quasi due settimane dall’incontro tra il ministro Gian Luca Galletti, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il sindaco Marino, il commissario della Provincia, Riccardo Carpino, e il prefetto Giuseppe Pecoraro - studia la requisizione degli impianti.

Modifica con nuovi poteri al sindaco

L’escamotage trovato dal ministro per evitare conseguenze disastrose per Roma, pur senza nominare quel commissario richiesto sia da Marino sia da Zingaretti, consiste nell’apportare una modifica all’articolo 191 del decreto legislativo 152 del 2006 (il cosiddetto codice dell’Ambiente). In virtù di quell’articolo già adesso i governatori, i presidenti della Province e i sindaci «qualora si verifichino situazioni di eccezionale e urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell’ambiente, e non si possa altrimenti provvedere, possono emettere ordinanze contingibili e urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente». Questi provvedimenti «hanno efficacia per un periodo non superiore a sei mesi» e non possono essere reiterati per più di due volte. Con la variazione in arrivo, ai poteri degli enti locali verrà aggiunto il potere di requisizione.
Ama pagherebbe gli stipendi nei Tmb
La novità sarà contenuta in un decreto legge del ministro Galletti (attualmente al vaglio del dipartimento affari giuridici di Palazzo Chigi) di più ampia portata, che riguarderà settori diversi come la difesa del suolo, le aree protette e la valutazione di impatto ambientale e che potrebbe essere approvato già nel prossimo Consiglio dei ministri. Nel caso in cui la norma passasse, in caso di necessità Zingaretti o Marino potrebbero requisire i tre impianti in questione e affidarli a un soggetto (Ama ad esempio) che a quel punto dovrebbe provvedere alla gestione (pagare stipendi ai dipendenti e manutenzione) e liquidare un indennizzo ai titolari per l’uso, magari accantonando queste somme su un conto «blindato» in attesa che la giustizia - nella vicenda dell’inchiesta su Cerroni - faccia il suo corso. Sulla soluzione pende tuttavia la pronuncia del Tar, martedì 29 aprile: se il tribunale accettasse di concedere la sospensiva richiesta da Colari sia sull’interdittiva del prefetto Pecoraro che sull’ordinanza di Marino, tutto verrebbe rimesso in discussione.

 
Inchiesta rifiuti Lazio: interdetta la discarica di Albano. Serve l'alternativa a Roncigliano PDF Stampa E-mail
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ALBANO LAZIALELa Procura ha emesso un provvedimento restrittivo per tutti gli impianti del Gruppo Cerroni. Per i Comuni castellani nasce l'urgenza di individuare un'altro sito e annesso impianto Tmb dove trattare e conferire i rifiuti.

da www.ilmamilio.it

Gli scenari che si stanno aprendo a seguito dell’indagine della Procura sul sistema di gestione dei rifiuti di Roma e del Lazio sono inquietanti e rischiano di gettare tutti  i Comuni dei Castelli romani in una situazione emergenziale che non ha precedenti.

Tutti gli impianti del Gruppo Cerroni, inclusa la discarica di Roncigliano e gli impianti di Trattamento meccanico biologico (Tmb) della Pontina Ambiente, sono stati investiti da un provvedimento interdittivo, e dunque non possono, o meglio, non dovrebbero lavorare.

Interrogato dall’Amministrazione comunale di Albano il Prefetto ha reso noto che a partire dal 13 marzo è stato emesso provvedimento interdittivo ai sensi dell’art. 91 del D.Lgs. 159/2011 (antimafia) e successive modifiche ed integrazioni.

In base a quanto disposto dall’art. 94 del suindicato D.Lgs. 159/2011 1, “ Quando emerge la sussistenza di cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all'articolo 67 o di un tentativo di infiltrazione mafiosa, di cui all'articolo 84, comma 4 ed all'articolo 91, comma 6, nelle società o imprese interessate, i soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e 2 cui sono fornite le informazioni antimafia, non possono stipulare, approvare o autorizzare i contratti o subcontratti, né autorizzare, rilasciare o comunque consentire le concessioni e le erogazioni”.

Lo stesso articolo al comma 3 però prevede anche l’eventualità di bypassare il primo in “caso di fornitura di beni e servizi ritenuta essenziale per il perseguimento dell'interesse pubblico, qualora il soggetto che la fornisce non sia sostituibile in tempi rapidi”.
E la soluzione al momento, per tutti i Comuni che sversano nella discarica di Roncigliano: Albano, Lanuvio, Ariccia, Rocca di Papa, Castel Gandofo, Marino, Ardea, Pomezia, e in parte anche di Roma, Fiumicino, Ciampino, Città del Vaticano, al momento non c’è.

Non solo trovare una nuova discarica, ma anche un nuovo impianto per il trattamento meccanico biologico risulta molto complicato e sicuramente non nelle possibilità di un singolo Comune.

In assenza di alternativa, dunque, e nella consapevolezza che non si può pensare di lasciare i rifiuti per strada, le Amministrazioni possono, e in parte lo stanno già facendo, emettere un’ordinanza per continuare a conferire i rifiuti nell’impianto e annessa discarica di Pontina Ambiente. Esattamente quanto sta accadendo per Malagrotta, dove il sindaco Marino, bypassando il provvedimento della Procura, ha autorizzato in via eccezionale l’impiego degli impianti di TMB della Colari, per un periodo di 90 giorni.

Ma la questione resta. Se il Tar non accoglie il ricorso dell’azienda, bisognerà trovare una soluzione alternativa per tutto il bacino che ora fa capo a Roncigliano (su cui già gravano i sospetti che siano state sversate volumetrie di rifiuti indifferenziati maggiori rispetto a quanto previsto), e su questo la parola spetta alla Regione Lazio.
Mercoledì prossimo, il 2 aprile, è stata convocata una conferenza dei servizi cui è stata invitata la Regione, la Provincia, l’Asl, l’Arpa e Volsca.

“Pretendiamo l'apertura di un percorso che porti a una soluzione del problema dei rifiuti che sta diventando ingestibile per le Amministrazioni comunali. – dichiara il consigliere delegato ai Rifiuti di Albano Luca Andrerassi -. Una soluzione che passi attraverso la chiusura della discarica, una bonifica dell'area e l'individuazione di un nuovo sito, con standard industriali ambientali adeguati ed idonei. Siamo stufi di doverci sostituire alla Regione Lazio nel suo ruolo autorizzativo e di controllo. Siamo noi che stiamo facendo la caratterizzazione idrogeologica. Siamo noi che abbiamo dato mandato per fare le valutazioni relative alla volumetria residua del VII invaso e valutare se ci sono stati stoccaggi superiori rispetto al dovuto. In questo senso ci aspettiamo, come ripetutamente richiesto, anche un tempestivo intervento relativamente alle efficienze di funzionamento del TMB, a nostro avviso responsabili anche dei periodici cattivi odori”.

 
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