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Inceneritori: se non ti informi non saprai mai che sono nocivi e che esistono delle alternative

La lotta contro l' inceneritore non ha padroni ed è gestita dal basso, non fa spalla a nessun partito politico, istituzione, o simili. E' una lotta autorganizzata che rifiuta ogni delega, quindi se vogliamo vincerla dobbiamo partecipare tutti/e direttamente!!

Le manifestazioni, i presidi in piazza, i volantinaggi, le assemblee pubbliche  oltre agli innumerevoli esposti e ricorsi fin ad oggi fatti sono stati possibili grazie alla sottoscrizione dei tanti e tante. AIUTACI ANCHE TU clicca sul nostro sito alla voce Sottoscrivi per fare una piccola donazione

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Municipio IX: il Consiglio dice no al mega-biodigestore PDF Stampa E-mail
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Mozione unanime e contraria all’impianto immaginato a Quarto della Zolforatella

Fonte:Urloweb.com

IL MEGA-BIODIGESTORE - Contrarietà unanime. È questa la posizione assunta questa mattina dal consiglio del Municipio IX, in relazione alla costruzione del mega-biodigestore al Km 21 di via Laurentina. La proposta è stata presentata il 28 dicembre scorso da Pontina Ambiente srl (riconducibile al gruppo Cerroni) e prevedrebbe un impianto capace di ricevere la FORSU (frazione organica di rifiuti solidi urbani Ndr) della Capitale. Parliamo di circa 240mila tonnellate all’anno che dovrebbero arrivare nell’impianto di compostaggio richiesto a Quarto della Zolforatella, sul confine tra il Municipio IX e Pomezia. Il progetto presentato in Regione prevede per la produzione di compost, biometano ed energia elettrica, la realizzazione di un impianto articolato in due lotti gemelli, ognuno della potenzialità di 120.000 tonnellate all’anno di FORSU e rifiuti verdi in ingresso. Per ogni lotto sarà costruito un nuovo capannone della superficie di circa 19.865 mq, con la sezione anaerobica che ospita ben 18 digestori occupando uno spazio di circa 5.000 mq.

IL TESTO APPROVATO - La mozione approvata questa mattina ricorda l’incompatibilità del progetto con l’impianto vincolistico dell’area: “paesaggio agrario del Vincolo Bondi”, e ancora “la riserva naturale di Decima Malafede”. Poi la “presenza di acque pubbliche”, e il fatto che “negli anni l’area è stata più volte oggetto di ipotesi per la realizzazione di una discarica e che le stesse sono state sempre rigettate proprio in virtù della presenza dei vincoli esistenti”. Inoltre nella mozione vengono richiamate le difficili condizioni delle arterie a servizio dell’area: “via Ardeatina e via Laurentina, oltre che ad essere in pessime condizioni hanno raggiunto già uno stato di saturazione”. A fronte di tutto questo il Consiglio municipale chiede alla Regione di “valutare se sussistono le condizioni per rigettare la proposta senza aprire la Conferenza di Servizi”, oltre a proporre “l’ampliamento del perimetro del parco di Decima Malafede”.

IL LAVORO DELLA COMMISSIONE AMBIENTE - La vicenda del biodigestore, così come l’iter della proposta, vengono raccontati dal Consigliere municipale, Alessandro Lepidini: “La vicenda, con il palese tentativo di ‘tenerla in sordina’, ha dell’aberrante perché in macroscopico conflitto con il vincolo dell’Agro Romano meridionale nel cui ambito ricade l’area di intervento e dove è impensabile realizzare capannoni di 40 mila mq. Inoltre, - evidenzia Lepidini - l’area, nella sua parte meridionale (ingresso compreso), è all’interno della riserva di Decima malafede e inoltre siamo in presenza di acque pubbliche sottoposte a vincolo”. Il prossimo passaggio è il perfezionamento, da parte della Commissione Ambiente municipale, delle osservazioni tecniche da trasmettere alla Regione: “Un ulteriore tassello che va a sommarsi alla richiesta di inchiesta pubblica e a quella di partecipazione al procedimento, qualora esso abbia poi corso, vista la nostra richiesta di valutare il rigetto della proposta prima della convocazione della conferenza di servizi – conclude Lepidini - Dobbiamo presidiare in ogni modo questa vicenda perché considerato il proponente, non potremo permetterci neppure per un istante di abbassare la guardia”.

UN LAVORO COMUNE IN DIFESA DEL TERRITORIO - La mozione approvata quest’oggi è frutto di un lavoro comune tra maggioranza e opposizione, unite nel tentativo di proteggere il territorio dall’ennesimo impianto. “Il documento richiede inoltre, alla Regione Lazio, di valorizzare l'area dal punto di vista naturalistico – spiega il consigliere di FI, Massimiliano De Juliis - sono diversi i vincoli che esistono in quell'area e per questi motivi crediamo che la procedura di VIA non debba neanche essere avviata. L'unica nota stonata della seduta odierna – aggiunge il consigliere forzista - è la costante mancanza del Presidente del Municipio e di parte della sua maggioranza su temi così importanti, preferendo non partecipare alla seduta è solo grazie alla presenza della minoranza che è stato possibile il mantenimento del numero legale”.

Leonardo Mancini

 
Arriva il ‘Bio’gas più grande d’Europa: tempi record per approvare l'impianto PDF Stampa E-mail
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Fonte: Il Caffè.it

“Chi ha tempo non perda tempo” e alla Regione Lazio non sembrano intenzionati a farselo ripetere di nuovo. Il 'bio' gas più grande d’Europa da 240mila tonnellate all’anno di rifiuti (leggi il Caffè n.346) potrebbe essere approvato già entro giugno. Il progetto è stato depositato in Regione Lazio tra Natale e capodanno dalla società Pontina Ambiente srl del Gruppo imprenditoriale di Manlio Cerroni. Il colossale impianto dovrebbe sorgere nel territorio del comune di Roma, ma proprio a ridosso di quelli di Pomezia, Albano e Castel Gandolfo. Si tratta di una sorta di gigantesca fabbrica che tratterà prevalentemente umido, ovvero avanzi alimentari, potature e sfalci erbacei, ma anche fanghi di depurazione delle fogne e percolati solido/liquidi di deiezioni animali.

CONFERENZA SERVIZI IN TEMPI DA RECORD
Certi uffici regionali sono lenti come lumache e le pratiche burocratiche durano anni, ma non pare sia questo il caso. Con una velocità da record, per giovedì 31 marzo la Regione Lazio ha già convocato una prima Conferenza dei servizi, ovvero un faccia a faccia cui prenderanno parte tutti gli Enti pubblici territoriali deputati alla difesa della salute umana e dell’ambiente che saranno chiamati ad esprimere un parere positivo o negativo alla realizzazione dell’impianto. Tra di loro, il Comune di Pomezia, il Comune di Roma, l’Area Metropolitana ex Provincia di Roma, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, l’Arpa Lazio, Agenzia Regionale di Protezione Ambientale, la Asl Roma 2, Autorità Sanitaria Locale, il DES, Dipartimento di Epidemiologia Sanitaria del Sistema Sanitario Nazionale e il Municipio IX. Lo scopo dell’incontro, si legge tra le carte, è di “coordinare tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta, assensi e dissensi in materia ambientale, utili alla messa in esercizio dell’impianto”, ma anche di “acquisire i pareri motivati delle autorità ambientali e igienico-sanitarie interessate”. I responsabili amministrativi del procedimento sono l’architetto Fernando Olivieri, il dott. Aldo Palombo e il dott. Vito Consoli.

CITTADINI, COMITATI E ASSOCIAZIONI
Invitati a partecipare, ma solo come auditori, anche i residenti Elisa Eufemi e Marco Maria Crescenzi, il comitato Latium Vetus, il coordinamento No Discariche-No Inceneritori IX Municipio, il comitato di quartiere Selvotta, il presidio No Discarica Divino Amore, il consorzio Giovanni Canestrini e la società Sol Aureum srl, ovvero tutti coloro che entro il 26 febbraio scorso hanno depositato in Regione Lazio le contro-osservazioni al progetto. 
Secondo alcuni di loro, la Regione Lazio potrebbe concedere il via-libera a questo mastodontico 'bio'gas prima che venga eletto il prossimo sindaco della città eterna, quindi entro giugno.  E anche prima che la Regione sia obbligata a varare il nuovo Piano rifiuti. Al momento in cui andiamo in stampa non ci risulta che alcun Comune convocato alla Conferenza dei servizi abbia presentato osservazioni contrarie al progetto entro il termine del 26 febbraio scorso, ultima data utile per chiedere, ai sensi della legge sull’ambiente, l’esame approfondito del progetto tramite inchiesta pubblica (leggi Il Caffè n. 346, pag.18). Ora tutto avverrà a ‘porte chiuse’.

UNA LUNGA STORIA… GIUDIZIARIA
Una velocità che colpisce, visto che per approvare impianti di questa grandezza la Regione Lazio ci mette di solito almeno 2 anni. Forse ancora di più, dal momento che in questi stessi mesi la Pontina Ambiente srl è coinvolta anche nelle vicende giudiziarie del VII invaso della discarica di Albano, detta di Roncigliano, situata proprio al confine con Ardea e Pomezia, di proprietà di questa stessa società. Parliamo dell’ultima maxi buca, in funzione da agosto 2011, divenuta da maggio 2014 l’epicentro di due procedimenti giudiziari, il “processo Cerroni” ed il “Cerroni bis” (leggi il Caffè n.347), che coinvolgono il proprietario del sito Manlio Cerroni, alcuni suoi stretti collaboratori, tra cui l’ex Presidente della Regione Lazio avvocato Bruno Landi, l’ex amministratore delegato ingegner Francesco Rando e l’ex direttore tecnico del cimitero dei rifiuti ingegner Giuseppe Sicignano.

UNA STRANA… “AZIENDA AGRICOLA”
Il 'bio'gas della Pontina Ambiente, che ufficialmente prende il nome di “azienda agricola”, produrrà 74mila tonnellate all’anno di compost, una sorta di ammendante ‘sporco’, che sarà utilizzato secondo i proponenti per fertilizzare i terreni circostanti e produrre frutta e verdura, olio e vino da immettere sul mercato della piccola e grande distribuzione. Genererà 65 Kw l’ora di elettricità, quanta ne consumano mediamente 25 appartamenti, e circa 9milioni e mezzo di metri cubi l’anno di ‘bio’ metano. Occuperà 100 ettari, quanto 200 campi di calcio di serie A.

 

Ecco perché scriviamo ‘Bio’gas con le virgolette
Per semplificare la spiegazione possiamo dire che un impianto biogas digerisce del materiale organico producendo gas e una specie di terriccio che può essere riutilizzato come concime per i campi. Questo avviene però solo se il materiale di partenza è naturale e puro. Le biogas che vogliono attivare invece servono per smaltire i rifiuti e in mezzo ci finisce di tutto, per cui il risultato è che producono gas e un terriccio con presenze di agenti tossici: immaginate ad usarlo come concime! Può andare solo in discarica. Le spacciano per biogas, ma noi per farvi capire che stiamo parlando di altro, usiamo le virgolette, così diventano ‘bio’gas.

 

Impianti ‘bio’gas spacciati per energie rinnovabili, per prendere i contributi statali
Per trattare i rifiuti organici stanno esplodendo in Italia, in una sorta di far west, i cosiddetti 'bio'gas e 'bio'metano. Un boom provocato e favorito dai grossi sussidi pubblici dati a questi impianti e dall’assenza di una seria pianificazione e regolamentazione. Si tratta di impianti industriali che utilizzano come combustile la frazione umida dei rifiuti a cui, molto spesso, si aggiungono fanghi di depurazione delle fogne, scorie d’inceneritori, altri scarti di aziende chimiche, farmaceutiche, siderurgiche, eccetera. Si stanno diffondendo in ogni dove, sostenuti da una vera e propria pioggia di fondi pubblici. Difatti l’elettricità e il gas che producono viene super-incentivato dallo Stato che concede ai produttori privati rimborsi extra come se si trattasse di energie rinnovabili, ovvero prodotte col sole, acqua o vento. All’interno di queste fabbriche o fonti pseudo-rinnovabili, la poltiglia di rifiuto viene lasciata dentro i digestori, grosse camere di cemento armato, in assenza d’aria, per 21 giorni, alla temperatura di circa 70 gradi centigradi. In queste condizioni, il “poltiglione” comincia a produrre un gas molto sporco da trattare in apposita raffineria che lascia poi dei filtri industriali  da smaltire come rifiuti speciali. Dai digestori, inoltre, escono molti percolati, ovvero liquidi tossici prodotti dallo scolo dei rifiuti.

Daniele Castri

 
Processo Cerroni, le anticipazioni de il Caffè: nuovi clamorosi sviluppi PDF Stampa E-mail
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Fonte: "Il Caffè.it"

Bollette sempre più salate, danni alla salute e all'ambiente, soldi pubblici buttati, marciume nei palazzi del potere, bufale come il 'bio'gas e altri impianti farlocchi per rubare soldi e futuro alla collettività, dai livelli locali a i capi nazionali, scandalosa gestione dei rifiuti nel Lazio. Di questo si è occupata la persona che parla in questo articolo. È uno degli investigatori della monumentale inchiesta su "Cerronopoli", la presunta associazione a delinquere finalizzata al traffico illegale di rifiuti. Molto più di una 'semplice' questione giudiziaria: decenni di storia che dai comuni laziali va su fino ai vertici delle istituzioni, dal cassonetto sotto casa alle emergenze (di solito organizzate a tavolino), sparate a tutto volume in tv e sui giornali, per spartirsi appalti e imporre certe linee gestionali. 
Per anni, coi colleghi e coi magistrati, questo professionista delle indagini penali ha «sviscerato», come dice lui, «tutti gli aspetti e i rapporti tra le imprese di Cerroni e la politica». Ha ascoltato e osservato migliaia di ore di conversazioni, pedinato politici, dirigenti pubblici e manager privati, studiato atti. Attività sfociate nell'arresto del 're dei rifiuti' Manlio Cerroni e di parte della sua presunta cupola a gennaio 2014. Quel terremoto che ha fatto tremare la Regione Lazio, molti personaggi nella Capitale più o meno mafiosa, una schiera di ex Ministri, ex presidenti e assessori della Regione Lazio, ex sindaci, ex leader ambientalisti e boss politici, regionali ma pure nella casta paesanotta tra i Castelli Romani, il litorale, Latina e provincia. Il processo è in corso, alla sbarra c'è anche Bruno Landi, luogotenente di Cerroni nell'Agro pontino, 'capo' della discarica di Borgo Montello, al confine con Nettuno. Si capisce perché questo investigatore che qui parla debba farlo nel più stretto anonimato. 
Anche perché, racconta oggi, «gli arresti prima e poi il processo hanno segnato sì un momento di presa d'atto e di ufficializzazione di qualcosa che tutti sapevano ma che, contemporaneamente, tutti facevano finta di non vedere. Ma anche che di fatto nulla è ancora cambiato». 
Del resto a Latina e Albano le discariche proliferano e certi progetti vanno avanti come schiacciassassi nonostante le contaminazioni e le inchieste penali. Addirittura una nuova gigantesca discarica, ribattezzata dalla gente 'Malagrotta bis', volevano farla in territorio di Velletri confine con Aprilia, sulle falde idriche che dissetano parte dei Castelli Romani, Cisterna e Latina nord, Aprilia, Anzio e Nettuno. Né si ferma la pioggia di progetti nocivi (ad es. i cosiddetti 'bio'gas e gli inceneritori) per spartirsi l'immondizia e accaparrarsi ingenti sussidi pubblici, e il nuovo Piano regionale rifiuti non arriva... «Si tratta di un'eredità significativa che ancora mantiene i suoi effetti. Nel Lazio gli impianti dell'avvocato Cerroni ancora gestiscono una larghissima parte dei rifiuti solidi urbani», spiega l'investigatore. «Il contenuto delle indagini coordinate dalle Procure di Velletri e Roma e portate avanti dal Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente si è palesato inequivocabilmente nel corso delle udienze in corso a Roma - sottolinea il detective -. Laddove hanno testimoniato, gli investigatori hanno ricostruito la fitta rete di penetranti contatti che i collaboratori di Cerroni mantenevano con esponenti della Pubblica Amministrazione a tutti i livelli, Regione, Provincia e Comune. Il tenore delle telefonate intercettate rendeva chiara la portata dell’ingerenza del gruppo imprenditoriale nelle dinamiche amministrative degli enti locali. Questa capacità di orientare le determinazioni di Regione, Provincia e Comune ha origini ben lontane che vanno ricondotte al momento in cui una parte significativa del servizio di gestione dei rifiuti è stata posta nelle mani del soggetto privato che negli anni a seguire, grazie alle importati entrature politiche, è arrivato ad assumere il ruolo di monopolista del settore dello smaltimento e trattamento dei rifiuti solidi urbani. A questo punto viene da sé che in presenza di una leva così importante il soggetto privato può in qualsiasi momento determinare le scelte, anche strategiche, della pubblica amministrazione in tema di gestione dei rifiuti». 
Sembra quanto accaduto a Latina, ad esempio, con la municipalizzata dei rifiuti: Comune reso succube di una lobby esterna, governata da potenti pugliesi e napoletani milanesizzati insieme ai cerroniani. Esempio emblematico di quanto la Commissione parlamentare d'inchiesta sul traffico dei rifiuti già nel marzo 2000 affermava: nella relazione approvata all'unanimità, parla di "oligopolio che tende al monopolio".
Un potere che dice chi, come, quando e che prezzo deve gestire i rifiuti. «Difatti - prosegue il nostro intervistato 'speciale' -, come si verificò ad Albano intorno all’anno 2010, Manlio Cerroni giunse ad intimare alla Regione Lazio la chiusura degli impianti di Roncigliano qualora l’ente locale non avesse autorizzato l’ampliamento delle volumetrie della discarica, peraltro già ampiamente superate». 
Tutto ciò riporta alla mente certe intercettazioni, come quelle delle legittimissime quanto amichevolissime conversazioni su affari d'immondizia tra il braccio destro di Cerroni, Bruno Landi, e l'ex sindaco di Latina, Giovanni Di Giorgi, ritenute "di rilevante interesse" dalla Procura di Roma. Oppure quelle tra il solito Landi e i due ex consiglieri comunali latinensi, Enzo De Amicis («ricordate de mi' cognato che sta senza lavoro») e Fabrizio Mattioli. 
«Dalle intercettazioni - riprende la nostra fonte - Manlio Cerroni appare come un personaggio poliedrico e imprenditorialmente attivo. La lunga permanenza nello scacchiere laziale e non solo, fa di lui un personaggio connotato da ampia trasversalità sotto il profilo dei contatti con esponenti politici ed importati burocrati. Credo che molti di questi abbiano avuto momenti di forte trepidazione allorquando Cerroni fu arrestato, nel gennaio 2014, e si palesò l’esistenza di intercettazioni all’interno degli atti giudiziari. Ma già nel 2013, su importanti settimanali vi furono anticipazioni di brani di telefonate registrate nel 2011 tra lui e l'allora assessore della Provincia di Roma Michele Civita, attuale assessore regionale. La questione è assai ampia e non è escluso che possano presentarsi ulteriori e clamorosi sviluppi». Altre trepidazioni in vista, dunque, per la Casta.

Francesco Buda

 
Discarica di Roncigliano. Due giorni contro un disastro ambientale annunciato. PDF Stampa E-mail
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fonte (Dazebaonews.it)

Parla Paolo Cappabianca del Coordinamento contro l'inceneritore

ROMA - Una due giorni a Roncigliano organizzata dai No Inc per contrastare una situazione ambientale allarmante, specie dopo  la decisione del Tribunale Amministrativo del Lazio, il quale ha stabilito che l’Inceneritore di Albano potrà essere costruito utilizzando mezzo miliardo di euro di soldi pubblici CIP-6 destinati, in realtà, a fonti energetiche davvero rinnovabili.  Si tratta di mezzo miliardo di euro per finanziare un inceneritore che potrebbe decollare in breve tempo.

E non è tutto. Anche la discarica di Roncigliano è arrivata al settimo invaso nonostante i tanti ricorsi presentati e le certificazioni dell’Arpa che denunciano di fatto una gestione degli invasi in violazione alle prescrizione dell’AIA (Auotirizzazione Integrata Ambientale) 2009.

Stando ai dati dell’Arpa anche i prelievi della falda segnalano il superamento delle soglie massime consentite. Insomma l’inquinamento è evidente in questo territorio altamente compromesso. Due anni fa alcuni abitanti di Roncigliano sono stati costretti a ricorrere in massa presso i Pronto Soccorsi di zona dopo aver accusato malori a cuasa del puzzo maleodorante che giunge dalla discarica di Roncigliano. Puzzo, che comunque, anche se non con le stesse intensità è onnipresente in questo territorio.

Pochi giorni fa al Senato la senatrice del Movimento 5 stelle Elena Fattori ha presentato un'interrogazione per conoscere le scelte del ministero sull'impianto di termovalorizzazione di Roncigliano. "Il tentativo di far diventare i Castelli Romani la pattumiera della Capitale è oramai cosa nota e trasversale, tramandata di governo in governo, da destra a sinistra - tuona la senatrice Fattori - Ritorna l'incubo dell'inceneritore sui Castelli Romani.  Quando ballano 500 milioni di euro contano i rapporti e i legami con le sottostrutture clientelari e di potentato, mentre la salute dei cittadini e la salvaguardia del territorio vengono cancellate”.

 
Coordinamento contro l’inceneritore di Albano Laziale ha incontrato dirigente della Regione Lazio, area ciclo integrato dei rifiuti PDF Stampa E-mail
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fonte: controluce.it

Una delegazione del Coordinamento contro l'inceneritore di Albano Laziale ha incontrato, mercoledì 25 aprile, l'ing. Flaminia Tosini, dirigente della Direzione territorio, urbanistica, mobilità e rifiuti della Regione Lazio, area ciclo integrato dei rifiuti.

"Le risposte non ci hanno soddisfatto, non è infatti chiaro né chiarito se la revisione dell'AIA fungerà da sanatoria dei disastri pregressi. La Tosini lo nega ma noi non ci fidiamo"

L'incontro è stato richiesto per avere dalla dirigente risposte certe, nonché delucidazioni, in merito alla diffida che la Regione ha inviato il 2 febbraio 2015 alla Pontina Ambiente (gruppo Cerroni) a seguito di gravi disfunzioni gestionali emerse nel complesso della discarica di Roncigliano. Dovevano passare d'allora trenta giorni e sono passati invece quasi tre mesi, senza che la diffida abbia sortito effetti, e come sempre si è dovuto fare l'atto di forza per stabilire un contatto chiarificatore con il nuovo dirigente, subentrato a Luca Fegatelli indagato per associazione a delinquere. Le informazioni riguardo il risultato dell'incontro e i gravi motivi che l'hanno sollecitato ci sono state gentilmente fornite da un esponente di spicco della delegazione No Inc, e integralmente vengono qui riportate:

"Gli accertamenti di Arpa Lazio effettuati in sede di revisione dell'AIA B3695/2009 avevano rilevato, nel corso del 2014, decine di violazioni delle prescrizioni nella gestione dell'impianto di trattamento meccanico biologico (TMB), del VII invaso e dei vecchi invasi della discarica, nonché dell'impianto a biogas della Marco Polo Engineering Spa.
Tra l'altro erano stati rinvenuti due grandi laghi di acque stagnanti nel VII invaso, erano state smaltite in discarica tipologie di rifiuti non autorizzati, i sistemi di captazione delle acque, del percolato e del biogas risultavano irregolari, nelle acque sotterranee di uno dei pozzi spia della discarica era stato trovato per il terzo anno consecutivo l'idrocarburo cancerogeno 1,2-diclorometano etc.
La relazione di Arpa Lazio (25/11/2014) aveva in altri termini configurato una situazione gravissima, tale da imporre a nostro giudizio il blocco delle attività e la successiva chiusura e bonifica del sito.

La Regione aveva diffidato la P. A. all'adempimento alle prescrizioni indicate (solo una parte del totale) entro il termine di 30 giorni. Contestualmente aveva manifestato l'intenzione di riesaminare l'AIA visto che quella in scadenza incredibilmente non comprendeva i vecchi invasi, il TMB e i due impianti a biogas.

Abbiamo quindi chiesto all'ing. Tosini anzitutto se la Pontina Ambiente avesse ottemperato ai punti nei termini fissati e nel caso di averne copia. Le risposte di P.A., a suo dire, sono arrivate e sono attualmente oggetto di esame, per cui l'accesso agli atti ci è stato negato fino a completamento.

Poi abbiamo chiesto conto delle tante violazioni alle quali è praticamente impossibile rimediare in 30 giorni visti i danni già prodotti alle falde acquifere e alla qualità dell'aria, visto che manca a tutt'oggi uno straccio di caratterizzazione idrogeologica delle acque sotterranee e infine visto che la stessa normativa regionale e/o nazionale è carente in punti importanti quali la definizione dei limiti delle emissioni odorigene e quella di "buona qualità chimica" delle acque.

Le risposte non ci hanno soddisfatto, non è infatti chiaro né chiarito se la revisione dell'AIA fungerà da sanatoria dei disastri pregressi. La Tosini lo nega ma noi non ci fidiamo.
Non ci è piaciuto il rimpallo tra uffici diversi ed enti diversi della responsabilità di interventi essenziali e urgenti da effettuare. Basti citare il caso della caratterizzazione idrogeologica.
Non ci è piaciuta la sottovalutazione dei tanti episodi di inquinamento delle acque sotterranee degli anni scorsi e della conseguente diffida provinciale del 2011 che aveva dato il via ad una Conferenza dei servizi ad oggi inconcludente e ignorata.
Per quanto ci riguarda unico punto (o quasi) all'attivo della riunione è la possibilità di nostro accesso/presenza alla Conferenza del Riesame che dovrà occuparsi della revisione dell'AIA".
Quadro nefasto, nel suo insieme. Mentre ancora pende come una spada di Damocle l'"affare inceneritore" a Roncigliano.
L'8 maggio il T.A.R. del Lazio deciderà se il Ministero dello Sviluppo Economico dovrà tornare a finanziare con i "nostri" soldi (ben 500 milioni di euro) il progetto del consorzio Co.E.Ma.
Dopo anni di mobilitazione c'è ancora bisogno di opporsi.
Il Coordinamento No Inc lancia un appello per sfilare nuovamente in corteo per le vie dei Castelli Romani.

Sabato 2 maggio alle ore 15,00 raduno in piazza Mazzini ad Albano Laziale

 
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