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Inceneritori: se non ti informi non saprai mai che sono nocivi e che esistono delle alternative

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Che cosa si nasconde dietro gli impianti a biomasse – biogas (il caso Volsca di Velletri e affini) PDF Stampa E-mail

E bene premettere che fare questi impianti a biomasse che sfruttano la digestione anaerobica, che sia o meno seguita dal cosiddetto “compostaggio aerobico” del digestato e il cui unico scopo è di ottenere metano da bruciare, è una scelta folle come tutti i trattamenti che in un modo o nell’altro comportano combustioni.

Essa è dettata solo da volgarissimi e privatissimi tornaconto economici ovvero dagli incentivi di Stato elargiti dal GSE (28 centesimi/kWh) che invece sono al solito pubblici, scelta altrimenti antieconomica prima ancora che ambientalmente insostenibile.
Il loro prodotto finale, falsamente spacciato come “compost di qualità” è un mezzuccio meschino, utile per mascherare l’affare del secolo dietro una decantata “attività ecologica”.
Di ecologico non c’è nulla. Al contrario del compostaggio solo aerobico che non ha impatti serra, né produce inquinanti ma restituisce pregiata sostanza organica al terreno agrario. Vecchia pratica sostenibile tanto invisa ai rampanti di turno.Il fatto che nell’impianto a biomasse che la Volsca vuole costruire a Velletri si dichiari l’uso di sola FORSU, analogamente a quanto dichiarano i proponenti di impianti affini, è falso e smentito dallo stesso progetto definitivo firmato dall’ing. Guidobaldi, dove a pg.5 si riportano i codici e le tipologie degli scarti usati.
Il 20% del totale sono scarti dell’industria alimentare e del settore carta legno:

  • scarti delle industrie alimentari (scarti animali, lattiero caseari, dolciari, enologici)

per 6350 t/a.

  • scarti di lavorazione legno, carta e cartone (200 t/a).

  • rifiuti urbani (organico da rifiuti compostabile, scarti ristoranti e mense, oli e grassi, sfalci e potature, scarti di mercato) per 23.450 t/a.

Alla voce rifiuti urbani figurano anche gli oli (non solidi ma liquidi) ovvero gli stessi che un tempo erano preziosi per fabbricare saponi naturali biodegradabili al 100% (al contrario dei detergenti prodotti da idrocarburi fossili). Col codice CER 200125 sono previsti anche oli e grassi commestibili e quindi a quanto pare non solo scarti, secondo l’andazzo criminale di impiegare per fini energetici anche prodotti agroalimentari sottratti al consumo umano e/o animale, (vedi oli di girasole, soia etc. usati in altri impianti come biodiesel).
Inoltre i progettisti, mentre parlano di solo organico compostabile, smentendo se stessi indicano espressamente in altra parte dello stesso progetto una
linea FOS (distinta da quella FORSU) frazione organica impura e super inquinata che proviene dal trattamento meccanico biologico TMB della raccolta indifferenziata. Essa prevede, dopo il passaggio anaerobico (la chiamano valorizzazione!), lo smaltimento in discarica come ricopertura (vedere per credere a pg.7). Non vengono assolutamente indicate le percentuali rispetto alla restante parte dei rifiuti organici e questo suscita fondatissimi sospetti.
Le industrie del settore giocano spesso sull’equivoco del termine “organico compostabile” perché come ovvio tra organico da differenziata porta a porta e organico da TMB c’è un abisso di differenza in termini di inquinanti presenti. Ma in questo modo, come accade sempre, le aziende, per compensare le carenze di umido organico differenziato (facile previsione visto il proliferare d’impianti analoghi) hanno mani libere a lavorare pessimo organico da TMB (
chi mai controllerà?).
Una cosa è certa e indiscutibile: con l’andazzo attuale per cui la raccolta differenziata spinta nei Comuni Castellani non decolla se non lentissimamente (
ad es. a Velletri è stata avviata in una zona ridottissima, nei fatti risibile, ad Albano è ancora di là da venire) e considerato che l’impianto Biovis di Ariccia tratterebbe circa le stesse tipologie di scarti e le stesse quantità di quello Volsca (33.000 t/a), non si capisce dove costoro prendono il fabbisogno annuale (45-50000 t/a) di organico “compostabile” da RSU. Crediamo di saperlo.

Un po’ di semplici numeri ci aiutano:

Ariccia, che al momento ha una differenziata PP al 65%, è stimabile che differenzi circa 3600 t/a di organico domestico.
Le quantità potenziali di organico, a partire dagli RSU prodotti nei Comuni di Albano, Lariano, Velletri, bacino di competenza della Volsca Ambiente Spa (
vedi nota) e destinabili all’impianto di Velletri Lazzaria sono interessanti.
Stimando la frazione organica pari al 30% del totale si hanno 15000 t/a e considerato che in un futuro indefinito e non vicino la differenziata spinta potrà credibilmente arrivare al 65% circa, l’organico differenziato massimo sarà 9750 t/a.
Tra questi tre Comuni e Ariccia avremo un organico di 13-14000 t/a. Difficile e ingenuo pensare che il resto che manca per far funzionare a pieno ritmo i due impianti Volsca e Biovis (con un potenziale totale di 66000 t/a di cosiddetta FORSU + strutturante) possa essere colmato con sfalci, potature, scarti di mercato e scarti alimentari.
Si tenga conto della proliferazione inarrestabile d’impianti a biomasse analoghi e concorrenti in zone limitrofe: ad es. a Pomezia (
ancora l’onnipresente Baruchello tra i progettisti) con la Cogea srl di 60000 t/a, Guidonia con due impianti di Cos. Imm. 02 e Futur Energy di complessivi 2 MW, Fiumicino con impianti AMA per 5 MW che si aggiungono all’esistente impianto di Maccarese, Aprilia con l’impianto Kyklos del gruppo Acea di potenza 2MW e 60000 t/a e così via, impianti a oli esausti e grezzi compresi. Il dato progettuale dell’impianto di Pomezia ci illumina sul fatto che il verde (sfalci e potature) rappresenta non oltre 1/6 del totale (10000 t/a).

E’ del tutto evidente che si porrà un problema.

Molti gestori di impianti di smaltimento e di TMB, ad es. la Pontina Ambiente di Cerroni che riceve oltre 115.000 t/a di RSU da 10 Comuni (dati 2011 vedi nota), attualmente separano la frazione organica meccanicamente e il FOS stabilizzato aerobicamente viene poi sversato in discarica come copertura. I fortissimi incentivi alla digestione anaerobica per produrre energia elettrica da biogas invoglieranno sempre di più questi gestori a sfruttare meglio il potenziale economico del FOS dirottandolo agli impianti a biogas. Ma sappiamo che il digerito da FOS è fortemente impuro e inquinato per cui non può dare compost e deve ritornare in discarica (pg.7).

Gli inquinanti: i percolati.

Un fatto è assodato, che si tratti di impianti con digestione “a secco o a semi secco”, i percolati si producono sempre e si residuano sempre, anche quando si sostiene il contrario.
Nel progetto Volsca si dice (pg.10) che
“i percolati prodotti nella DA sono integralmente utilizzati nei processi aerobici ed eliminati nel biofiltro come vapore acqueo!”

Qui le cose non tornano.

Primo, il liquido è altamente inquinato per alta salinità, metalli e azoto ammoniacale. Bene che vada il ricircolo mediante assorbimento sulla massa in digestione aerobica peggiora nettamente la qualità del fasullo “compost” finale. Si tenga conto che la presenza di scarti proteici come quelli animali e lattiero caseari aumenta ulteriormente la quantità di azoto ammoniacale solubile nel percolato e quindi l’effetto eutrofizzante negli usi agricoli (vedi nota). Questa schifezza assorbita sulla massa digerita dovrebbe dare il “compost di qualità certificata”. Non ci si crede a che punto di falsificazione si arriva!Poi non si capisce che vuol dire “eliminati nel biofiltro”, sembra non comprensibile perché i biofiltri sono confezionati, per quello che risulta da progetti analoghi e da questo in particolare, con materiale vegetale (es. legno vergine impregnato di film batterici) e destinati in genere alla filtrazione dell’aria e non dei liquidi, come peraltro si dichiara in altra parte del progetto Volsca a pg.11.L’impressione è sempre la stessa, quella che ti assale ad es. quando leggi il progetto del gassificatore del Co.E.Ma di Cerroni che, miracolo, non produrrebbe diossine. Qui pare lo stesso. Ma ci prendono per i fondelli? Se veramente il percolato residuo scomparisse lasciando solo un innocuo vapore acqueo, avremmo sconvolto le leggi della fisica. In realtà bene che vada avremmo trasformato il biofiltro in un ennesimo rifiuto tossico e nocivo che dovrà essere smaltito in discariche speciali. C’è il fondato sospetto che la Solfatara sia deputata a questa infame destinazione dopo aver ricevuto nei decenni scorsi tonnellate di rifiuti industriali.
Comunque a pg.5 si indica la produzione di 2000 mc/a di percolato, etichettato nel solito modo furbastro che dice tutto e niente:

rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonchè dalla potabilizzazione dell’acqua e dalla sua preparazione per uso industriale”

Senza che si possa capire quanta parte del percolato dei digestati ci finirà. Molti altri schemi impiantistici analoghi da me visionati, es. AMA di Fiumicino - Maccarese, Cogea di Pomezia e Biovis di Ariccia, dichiarano tutti, malgrado il ricircolo, la produzione netta di percolato da smaltire. Tutto lascia pensare quindi che sarà così anche per l’impianto Volsca, vista l’estrema somiglianza delle fasi in cui il percolato si origina e si ricircola. Le righe seguenti sono al solito ambigue:

Il percolato ceduto dal materiale in trattamento fluisce per gravità all’interno di una vasca di raccolta e rilancio dei liquidi verso lo stoccaggio finale esterno. (pg. 21)

Appunto, stoccaggio finale esterno, per cui stiamo certi che l’impianto miracoloso partorirà un altro velenoso rifiuto, tossico e nocivo, con cui fare i conti.

In sintesi è indiscutibile che un impianto di compostaggio solo aerobico non produce percolati o acque di scarico inquinate di alcun tipo.

Viceversa gli impianti anaerobico-aerobico come quello Volsca e gli analoghi indicati producono tutti senza eccezioni alcune migliaia di mc/a di acque di scarto che devono essere smaltite o trattate in specifici impianti di depurazione, con i soliti rischi connessi al’inquinamento possibile dei corsi d’acqua, vista la ben nota difficoltà di mantenere standard depurativi decenti.

Le emissioni pre-combustione

Tra i biogas emessi dalla digestione anaerobica oltre al metano e al monossido di carbonio, figurano idrogeno solforato (H2S), idrocarburi alifatici, piccole quantità
d’idrocarburi clorurati
, ammoniaca, riscontrati da tutti gli altri impiantisti e da fonti indipendenti internazionali (Secondo l’International Energy Agency - IEA Bioenergy - i biogas da biomasse emettono in media intorno a 10000 ppm di H2S e circa 200 ppm di ammoniaca).
Il progetto Volsca non riporta l’ammoniaca nell’elenco degli inquinanti emessi e se ne trova traccia a pg.19, dove si ammette in uscita dal biofiltro una concentrazione residua (
inferiore a 20 mg/m3).Per l’abbattimento dell’idrogeno solforato con desolforatori si prevede (pg.15) comunque un residuo non eliminabile, entro o al di sotto dei 200 ppm, che comunque finiscono nel bruciatore.
I desolforatori non sono entità astratte e intrappolano residui solidi tossici (
costituiti da solfuri metallici) da smaltire.
A loro volta i biofiltri, costituiti da pacchetti vegetali di qualche m
3 una volta saturati dai molteplici inquinanti dell’aria proveniente dai digestori e dagli ambienti di trattamento costituiscono anch’essi materiale solido inquinatissimo da smaltire periodicamente.

Le emissioni post-combustione

Il monossido di carbonio CO produce per combustione anche se in piccola parte acido formico, irritante e tossico. Inoltre sono sempre presenti acidi grassi volatili (VFA) in quantità dichiarate tra 200 e 2000 mg/L, ma crescenti in caso di disfunzioni della DA.
I valori dichiarati dalla Volsca per le emissioni al camino di
ossidi di azoto (NOx) e monossido di carbonio sarebbero rispettivamente 400 e 500 mg/Nm3. Queste sono previsioni superottimistiche valide al massimo per un impianto in perfetta efficienza, che non si verifica nei fatti quasi mai. Il fatto che, bene che vada, siano valori sotto i limiti di legge non ha importanza reale per i cittadini che inaleranno i fumi emessi. Qui come per le diossine e altri inquinanti contano le quantità totali disperse nell’aria.
Le emissioni giornaliere in atmosfera di un impianto a biogas da un mega watt, (
da Alberto Zolezzi, specialista in pneumatologia, Mantova) equivalgono a circa 35 kg di ossidi di azoto, i principali precursori delle polveri sottili. Questa quantità di emissioni corrisponde ai fumi prodotti da 10.000 automobili che in un giorno percorrono una distanza di 20 km.
Nessuno ne parla ma non è infrequente che tra gli inquinanti emessi ci siano
molecole carboniose COT, contenute in granuli di micro e nanoparticelle, tant’è che esiste un limite fissato a 150 mg/Nm3. La loro presenza subisce aumenti notevoli in caso di combustioni non corrette e incomplete, in tali eventualità è stato accertato che si riscontrano formaldeide (limite fissato 20 mg/Nm3), benzene, idrocarburi vari (Arpa Bologna, nota). Tutti ben noti per la spiccata nocività. La presenza di diossine è rara ma dipende da quella eventuale del cloro (es. da cloruro di sodio condimento assorbito nei resti alimentari).

Le procedure di favore, compresi i controlli ambientali, di cui beneficiano gli impianti a biomasse fanno si che molti altri inquinanti non siano regolamentati

(es. benzene e polveri sottili, meno che mai le nanopolveri).

Possiamo stare tranquilli!

 

Note

 

Nel 2011 a Roncigliano erano conferite 116.000 t/a di RSU. Il che vuol dire circa 35.000 t/a di umido organico totale teoricamente separabile nell’impianto TMB (comuni conferenti: Albano Laziale, Rocca di Papa, Marino, Castel Gandolfo, Ardea, Pomezia, Lanuvio, Nemi, Genzano, Ariccia).

 

Albano: abitanti 40516; Rocca di Papa 16149; Marino 39976; Castelgandolfo 9037; Ardea 43879; Pomezia 61106; Lanuvio 13147; Nemi 2026; Genzano 24364; Ariccia 18555; totale abitanti 268755.

Media RSU pro capite 1.28 kg/giorno; circa 467 kg di rifiuti annui stimati per abitante.

 

RSU prodotti di competenza Volsca Ambiente Spa: Albano 19000 t/a; Velletri 25000; Lariano 6000; totale 50000 t/a; stimando al 30% la frazione organica totale si ha 15000 t/a e considerato che in un futuro indefinito e non vicino la differenziata spinta potrà credibilmente arrivare al 65% circa, l’organico differenziato sarà 9750 t/a.

 

Il percolato (codice CER 19.06.05) è molto ricco di azoto ammoniacale solubile (almeno il 40% del totale) prodotto a scapito dell’azoto organico la cui % è invece preponderante nel compost aerobico e indice di elevata qualità. Tratto da Biogas e Compost da rifiuti organici selezionati - Consorzio Italiano Compostatori.

 

 

Tratto da: Arpa, Sezione Provinciale di Bologna - Via F. Rocchi, 19 - Via Triachini, 17 - 40138 Bologna.

 
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