|
| Che cosa si nasconde dietro gli impianti a biomasse – biogas (il caso Volsca di Velletri e affini) |
|
|
|
|
E bene premettere che fare questi impianti a biomasse che sfruttano la digestione anaerobica, che sia o meno seguita dal cosiddetto “compostaggio aerobico” del digestato e il cui unico scopo è di ottenere metano da bruciare, è una scelta folle come tutti i trattamenti che in un modo o nell’altro comportano combustioni. Essa è dettata solo da volgarissimi e privatissimi tornaconto economici ovvero dagli incentivi di Stato elargiti dal GSE (28 centesimi/kWh) che invece sono al solito pubblici, scelta altrimenti antieconomica prima ancora che ambientalmente insostenibile.
per 6350 t/a.
Alla voce rifiuti urbani figurano anche gli oli (non solidi ma liquidi) ovvero gli stessi che un tempo erano preziosi per fabbricare saponi naturali biodegradabili al 100% (al contrario dei detergenti prodotti da idrocarburi fossili). Col codice CER 200125 sono previsti anche oli e grassi commestibili e quindi a quanto pare non solo scarti, secondo l’andazzo criminale di impiegare per fini energetici anche prodotti agroalimentari sottratti al consumo umano e/o animale, (vedi oli di girasole, soia etc. usati in altri impianti come biodiesel). Un po’ di semplici numeri ci aiutano: Ariccia, che al momento ha una differenziata PP al 65%, è stimabile che differenzi circa 3600 t/a di organico domestico. E’ del tutto evidente che si porrà un problema. Molti gestori di impianti di smaltimento e di TMB, ad es. la Pontina Ambiente di Cerroni che riceve oltre 115.000 t/a di RSU da 10 Comuni (dati 2011 vedi nota), attualmente separano la frazione organica meccanicamente e il FOS stabilizzato aerobicamente viene poi sversato in discarica come copertura. I fortissimi incentivi alla digestione anaerobica per produrre energia elettrica da biogas invoglieranno sempre di più questi gestori a sfruttare meglio il potenziale economico del FOS dirottandolo agli impianti a biogas. Ma sappiamo che il digerito da FOS è fortemente impuro e inquinato per cui non può dare compost e deve ritornare in discarica (pg.7). Gli inquinanti: i percolati. Un fatto è assodato, che si tratti di impianti con digestione “a secco o a semi secco”, i percolati si producono sempre e si residuano sempre, anche quando si sostiene il contrario. Qui le cose non tornano. Primo, il liquido è altamente inquinato per alta salinità, metalli e azoto ammoniacale. Bene che vada il ricircolo mediante assorbimento sulla massa in digestione aerobica peggiora nettamente la qualità del fasullo “compost” finale. Si tenga conto che la presenza di scarti proteici come quelli animali e lattiero caseari aumenta ulteriormente la quantità di azoto ammoniacale solubile nel percolato e quindi l’effetto eutrofizzante negli usi agricoli (vedi nota). Questa schifezza assorbita sulla massa digerita dovrebbe dare il “compost di qualità certificata”. Non ci si crede a che punto di falsificazione si arriva!Poi non si capisce che vuol dire “eliminati nel biofiltro”, sembra non comprensibile perché i biofiltri sono confezionati, per quello che risulta da progetti analoghi e da questo in particolare, con materiale vegetale (es. legno vergine impregnato di film batterici) e destinati in genere alla filtrazione dell’aria e non dei liquidi, come peraltro si dichiara in altra parte del progetto Volsca a pg.11.L’impressione è sempre la stessa, quella che ti assale ad es. quando leggi il progetto del gassificatore del Co.E.Ma di Cerroni che, miracolo, non produrrebbe diossine. Qui pare lo stesso. Ma ci prendono per i fondelli? Se veramente il percolato residuo scomparisse lasciando solo un innocuo vapore acqueo, avremmo sconvolto le leggi della fisica. In realtà bene che vada avremmo trasformato il biofiltro in un ennesimo rifiuto tossico e nocivo che dovrà essere smaltito in discariche speciali. C’è il fondato sospetto che la Solfatara sia deputata a questa infame destinazione dopo aver ricevuto nei decenni scorsi tonnellate di rifiuti industriali. “rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonchè dalla potabilizzazione dell’acqua e dalla sua preparazione per uso industriale” Senza che si possa capire quanta parte del percolato dei digestati ci finirà. Molti altri schemi impiantistici analoghi da me visionati, es. AMA di Fiumicino - Maccarese, Cogea di Pomezia e Biovis di Ariccia, dichiarano tutti, malgrado il ricircolo, la produzione netta di percolato da smaltire. Tutto lascia pensare quindi che sarà così anche per l’impianto Volsca, vista l’estrema somiglianza delle fasi in cui il percolato si origina e si ricircola. Le righe seguenti sono al solito ambigue: Il percolato ceduto dal materiale in trattamento fluisce per gravità all’interno di una vasca di raccolta e rilancio dei liquidi verso lo stoccaggio finale esterno. (pg. 21) Appunto, stoccaggio finale esterno, per cui stiamo certi che l’impianto miracoloso partorirà un altro velenoso rifiuto, tossico e nocivo, con cui fare i conti. In sintesi è indiscutibile che un impianto di compostaggio solo aerobico non produce percolati o acque di scarico inquinate di alcun tipo. Viceversa gli impianti anaerobico-aerobico come quello Volsca e gli analoghi indicati producono tutti senza eccezioni alcune migliaia di mc/a di acque di scarto che devono essere smaltite o trattate in specifici impianti di depurazione, con i soliti rischi connessi al’inquinamento possibile dei corsi d’acqua, vista la ben nota difficoltà di mantenere standard depurativi decenti. Le emissioni pre-combustione Tra i biogas emessi dalla digestione anaerobica oltre al metano e al monossido di carbonio, figurano idrogeno solforato (H2S), idrocarburi alifatici, piccole quantità Le emissioni post-combustione Il monossido di carbonio CO produce per combustione anche se in piccola parte acido formico, irritante e tossico. Inoltre sono sempre presenti acidi grassi volatili (VFA) in quantità dichiarate tra 200 e 2000 mg/L, ma crescenti in caso di disfunzioni della DA. Le procedure di favore, compresi i controlli ambientali, di cui beneficiano gli impianti a biomasse fanno si che molti altri inquinanti non siano regolamentati (es. benzene e polveri sottili, meno che mai le nanopolveri). Possiamo stare tranquilli!
Note
Nel 2011 a Roncigliano erano conferite 116.000 t/a di RSU. Il che vuol dire circa 35.000 t/a di umido organico totale teoricamente separabile nell’impianto TMB (comuni conferenti: Albano Laziale, Rocca di Papa, Marino, Castel Gandolfo, Ardea, Pomezia, Lanuvio, Nemi, Genzano, Ariccia).
Albano: abitanti 40516; Rocca di Papa 16149; Marino 39976; Castelgandolfo 9037; Ardea 43879; Pomezia 61106; Lanuvio 13147; Nemi 2026; Genzano 24364; Ariccia 18555; totale abitanti 268755. Media RSU pro capite 1.28 kg/giorno; circa 467 kg di rifiuti annui stimati per abitante.
RSU prodotti di competenza Volsca Ambiente Spa: Albano 19000 t/a; Velletri 25000; Lariano 6000; totale 50000 t/a; stimando al 30% la frazione organica totale si ha 15000 t/a e considerato che in un futuro indefinito e non vicino la differenziata spinta potrà credibilmente arrivare al 65% circa, l’organico differenziato sarà 9750 t/a.
Il percolato (codice CER 19.06.05) è molto ricco di azoto ammoniacale solubile (almeno il 40% del totale) prodotto a scapito dell’azoto organico la cui % è invece preponderante nel compost aerobico e indice di elevata qualità. Tratto da Biogas e Compost da rifiuti organici selezionati - Consorzio Italiano Compostatori.
Tratto da: Arpa, Sezione Provinciale di Bologna - Via F. Rocchi, 19 - Via Triachini, 17 - 40138 Bologna. |