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Inceneritori: se non ti informi non saprai mai che sono nocivi e che esistono delle alternative

La lotta contro l' inceneritore non ha padroni ed è gestita dal basso, non fa spalla a nessun partito politico, istituzione, o simili. E' una lotta autorganizzata che rifiuta ogni delega, quindi se vogliamo vincerla dobbiamo partecipare tutti/e direttamente!!

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Prossimi appuntamenti:
- 13 Agosto cena di celebrazione della non costruzione dell'inceneritore dopo 6 anni dalla sua Autorizzazione Integrata Ambientale.

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Denuncia penale nei confronti dei nuovi dirigenti dell’Area rifiuti della Regione Lazio PDF Stampa E-mail
Notizie
dal sito: http://ecodiariccia.blogspot.it
Inceneritore di Albano: vista la recente determina regionale (B-00266 del 28.01.2013) che dà il via libera all’avvio del cantiere per la costruzione dell’Inceneritore dei Castelli Romani, i No Inc hanno depositato stamattina, alla Procura della Repubblica di Roma, una denuncia penale nei confronti dei nuovi dirigenti dell’area rifiuti della Regione Lazio. La querela riguarda, in modo particolare: il direttore regionale dott. ssa Maria Grazia Pompa, il responsabile del procedimento Ing. Silvio Ciocchelli, il direttore Guido Magrini, il dirigente dell’area Ing. Ernesto Dello Vicario e l’estensore del procedimento Claudio Matronola. Omissioni d’atti d’ufficio, falso in atto pubblico e truffa, i reati ipotizzati (art. 323 c.p., 328 c.p. e 640 c.p.)”
Secondo il No Inc, questa nuova determina regionale rappresenta un modo per assicurare al Co.E.Ma. di Cerroni, di Acea e di Ama, i 400 milioni di Euro di fondi pubblici CIP-6 necessari per costruire l’impianto di Albano.”
Proprio stamattina le Associazioni No Inc hanno depositato, presso la Procura della Repubblica di Roma, una denuncia penale nei confronti dei nuovi dirigenti dell’Area rifiuti della Regione Lazio. Nello specifico, sono coinvolti: il direttore regionale dott. ssa Maria Grazia Pompa, del responsabile del procedimento ing. Silvio Ciocchelli, il direttore Guido Magrini, il dirigente dell’area Ing. Ernesto Dello Vicario e l’estensore del procedimento Claudio Matronola. L’atto di denuncia è stato indirizzato, in modo particolare, al Procuratore Aggiunto Roberto Cucchiari ed al P.M. Alberto Galanti che si stanno già occupando, da tempo, del più generale affaire rifiuti romano. Il Procuratore Aggiunto Roberto Cucchiari, tra l’altro, sta seguendo, come emerso sulla stampa, la presunta violazione dei brevetti industriali relativi all’inceneritore di Albano presentata, diversi mesi fa, dai legali della multinazionale Thermoselect nei confronti del Co.E.Ma.
Sotto la lente d’ingrandimento, stavolta, è finita la recentissima determina regionale n. B-00266 del 29.01.2013 (doc. n. 1), che nel movimento non esitano a definire “scandalosa”, con la quale l’area rifiuti regionale ha non solo autorizzato la costruzione dell’Inceneritore dei Castelli Romani, ma ha dato di fatto il via libera al cantiere.
Questo cantiere ha in realtà una storia singolare piena di contraddizioni.
DANIELE CASTRI
REFERENTE LEGALE NO INC
Come ricorderete, infatti, già il 22 Ottobre 2008 l’allora Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo aveva autorizzato, con un’apposita ordinanza (Z-0003, doc. n. 2), l’avvio dei lavori per la costruzione dell’Inceneritore dei Castelli Romani. Ordinanza regionale a cui era seguita, addirittura, la Dichiarazione di Inizio Attività (D.I.A.) del Co.E.Ma. del 29 dicembre 2008, inviata sia al Comune di Albano Laziale sia alla Regione Lazio. In quell’occasione, però, due successivi sopralluoghi della Polizia Municipale di Albano (15.04.2009 e 13.10.2010, doc n. 3 e doc. n. 4) avevano certificato che “i lavori posti in essere consistevano nella sola delimitazione con paletti in ferro e rete metallica dell’area destinata alla costruzione della centrale” e che “dalla verifica dello stato dei luoghi è risultato che l’area non risulta essere in alcun modo interessata da attività edilizia.
Il cantiere per la costruzione dell’Inceneritore dei Castelli Romani, quindi, non era mai partito.
Nonostante ciò, a giugno 2009 (doc. n. 5), sulla base della sola ordinanza di Marrazzo e della successiva D.I.A, il Co.E.Ma. stipulò col Gestore del Servizio Elettrico nazionale, GSE, una convenzione preliminare per il riconoscimento dei CIP-6, ovvero dei 400 milioni di fondi pubblici necessari per la costruzione dell’impianto.
Però, come si ricorderà, l’ordinanza di Marrazzo è stata poi bocciata dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 1640 del 22.03.2012. Se, quindi, fino a quel momento la cantierizzazione del 29 dicembre 2008 poteva essere considerata solo fittizia, successivamente alla Sentenza del Consiglio di Stato del 22 marzo 2012, quella stessa cantierizzazione può essere, a tutti gli effetti, definita decaduta.
Eppure, i nuovi dirigenti dell’ufficio rifiuti della Regione Lazio - che hanno sostituito i precedenti travolti dalle inchieste della Procura di Roma – nell’autorizzazione di avvio del cantiere del 29 gennaio 2013, pur citando, per ben due volte, l’ordinanza di Marrazzo e la successiva D.I.A., non indicano, cosa davvero singolare, che questi due atti sono entrambe decaduti perché bocciati dal Consiglio di Stato.
Si tratta d’un modo per assicurare al Co.E.Ma. l’accesso ai 400 milioni di euro di fondi pubblici CIP-6 per la costruzione dell’impianto?
Di sicuro, finora nessuno è riuscito ad avere copia della convenzione preliminare Co.E.Ma. - GSE stipulata proprio sulla base dell’ordinanza di Marrazzo e della successiva D.I.A..
Il GSE, difatti, ha rifiutato per ben tre volte un legittimo accesso agli atti depositato prima dal No Inc (maggio 2012, doc. n. 7), subito dopo dal Consigliere Regionale Ivano Peduzzi (giugno 2012, doc. n. 8) e, per ultimo, dal Comune di Albano Laziale (ottobre 2012, doc. n. 9). Perché da parte del GSE, questa resistenza ingiustificata?
Al momento è pendente una quarta richiesta di accesso agli atti promossa nei confronti del GSE da parte dai dieci sindaci del bacino (doc. n. 10).

Auspichiamo che, quanto prima, in ossequio al principio di trasparenza nella gestione della pubblica amministrazione, il GSE risponda alla legittima richiesta di accesso agli atti e permetta ai cittadini di prendere visione dei documenti richiesti.

 
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