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Inceneritori: se non ti informi non saprai mai che sono nocivi e che esistono delle alternative

La lotta contro l' inceneritore non ha padroni ed è gestita dal basso, non fa spalla a nessun partito politico, istituzione, o simili. E' una lotta autorganizzata che rifiuta ogni delega, quindi se vogliamo vincerla dobbiamo partecipare tutti/e direttamente!!

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Tentativo di intimidazione e criminalizzazione da parte delle forze dell' ordine PDF Stampa E-mail
Notizie

Respingiamo ogni forma di provocazione e di criminalizzazione delle lotte sociali.

Nella giornata di ieri, 5 Maggio, un membro del Coordinamento contro l’Inceneritore di Albano ha subito la perquisizione personale, della propria abitazione e della propria auto da parte delle forze dell’ordine alla ricerca di armi ed esplosivo, inchiesta avviata dalla procura di Latina in merito alle manifestazioni svolte ad Aprilia contro la costruente centrale Turbogas. Nei giorni scorsi era stata comunicata, tramite le forze dell’ordine del commissariato di Albano, la stessa notifica ad un altro compagno del Coordinamento.

In particolare le denunce si riferiscono ad una manifestazione avvenuta il 14 dicembre scorso ad Aprilia. In quella occasione la rete cittadina di Aprilia e altre realtà solidali hanno dato vita ad un corteo numeroso e radicale che ha spontaneamente bloccato e congestionato la via Pontina per alcune ore, per poi “superare” le recinzioni del cantiere e riappropriarsi temporaneamente del presidio.

Le denunce arrivate e le perquisizioni sono chiare accuse che tentano di incrinare i rapporti di solidarietà politica e militante tra tutte le vertenze territoriali (No Turbogas, No Fly, No Inceneritori), che si battono univocamente contro gli sperperi di denaro pubblico e le devastazioni ambientali che i più grossi sciacalli dell’imprenditoria, appoggiati e foraggiati dalle lobby politiche, stanno tentando di fare contro il territorio e la salute dei cittadini. Accuse che sono solo un attacco all’attività del coordinamento sul territorio e un mero tentativo di criminalizzazione e repressione della lotta e di intimidazione nei confronti di chi la conduce.

Oggi è ormai evidente a tutti che l’illegalità sta dalla parte di chi come Marrazzo impone la scelta del gassificatore, nonostante i pareri contrari degli enti locali e della Asl locale, nonostante una valutazione di impatto ambientale negativa e nonostante lo scandalo della gestione dei rifiuti esplosa nel Lazio (come la vicenda di Colleferro insegna con l’arresto di ben 13 dirigenti).

Il continuo crescere delle mobilitazioni popolari, da Aprilia ad Albano, da Colleferro a tutta la valle del Sacco sono il sintomo di una “malattia” che va crescendo ogni giorno di più e che va “debellata” a suon di intimidazioni e denuncie.

Il Coordinamento Contro l’Inceneritore di Albano, nell’esprimere la propria solidarietà incondizionata al compagno che ha subito la perquisizione respinge allo stesso tempo ogni forma di provocazione ribadendo che nessuno può intimidire e criminalizzare le vertenze che hanno visto da sempre una vasta partecipazione popolare e pacifica in assemblee e manifestazioni.

LA NOSTRA LOTTA NON SI ARRESTA

Coordinamento contro l’ inceneritore di Albano

 
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