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Inceneritori: se non ti informi non saprai mai che sono nocivi e che esistono delle alternative

La lotta contro l' inceneritore non ha padroni ed è gestita dal basso, non fa spalla a nessun partito politico, istituzione, o simili. E' una lotta autorganizzata che rifiuta ogni delega, quindi se vogliamo vincerla dobbiamo partecipare tutti/e direttamente!!

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GIOVEDì 30 NOVEMBRE, Assemblea pubblica, Piazza San Nicola,1, Ariccia, ore 15.30


comunicato discamping 2017 PDF Stampa E-mail
Notizie - Comunicati stampa

Sabato 26 e domenica 27 agosto, a dieci anni dalla nascita del Coordinamento NO INC che con decine di iniziative, presidi e cortei ha concluso vittoriosamente la lotta contro l’inceneritore di Cerroni, ci siamo ritrovati ancora una volta a Roncigliano, di fronte alla collina del VII invaso, in una animata due giorni di riflessioni, dibattito e convivialità con i cittadini residenti e i comitati che operano nelle realtà territoriali della provincia.

Le questioni affrontate nelle assemblee hanno riguardato il contesto locale e quello regionale delle nocività diffuse: dalle impiantistiche legate al ciclo dei rifiuti alla cementificazione del territorio.

Malgrado il sequestro post incendio del TMB, il fermo del conferimento rifiuti e il via alla bonifica di un pozzo inquinato da cloro-propano disposto dalla Procura, la mega discarica della Pontina Ambiente ad Albano continua ad ammorbare l’aria e a inquinare le falde. Non è dato sapere se la bonifica è iniziata o no, se verranno realizzati i pozzi spia e quelli di captazione mancanti, se il percolato si accumula ancora negli invasi, se e quando si farà il monitoraggio idrogeologico richiesto da anni, segni non se ne vedono. L’Arpa Lazio, ente regionale che dovrebbe verificare, è invece latitante dal gennaio 2016, quando riscontrò presenza di idrocarburi in falda per il quinto anno consecutivo. Il dipartimento prevenzione della Asl-Roma6 non sembra avere idee chiare nè efficacia di azione.

A valle della discarica, i villaggi ardeatini, impossibilitati ad usare l’acqua inquinata dei pozzi sono anche privi tuttora di acqua pubblica e fognature, in attesa che Acea Ato2, dopo gli accordi presi ad Ardea mesi fa, realizzi l’allaccio alla rete idrica e che il Comune si accordi con la Regione per sbloccare i fondi necessari per portare gli scarichi al depuratore. Analoga situazione di assenza fognature e interdizione all’uso dei pozzi si verifica in alcuni comuni a ridosso della discarica di Guidonia, ora ferma e anch’essa proprietà Cerroni, responsabile di una contaminazione delle falde che richiederà decenni per essere bonificata. Anche in questo caso Arpa Lazio latita da oltre un anno.

Acea è la stessa che, subentrata da poco a gestire il depuratore intercomunale dei Castelli Romani millantando miracoli, ha invece messo in piedi barriere antirumore inadeguate allo scopo e pare incapace di eliminare le emissioni maleodoranti di alcune sezioni. Inoltre il depuratore, inaugurato da soli due anni, si sta dimostrando, come da copione, insufficiente a ricevere e trattare tutti gli scarichi dei 5 comuni.

Comuni a loro volta responsabili di una folle bulimia cementificatoria che divora territorio e porta con se nuovi consumi idrici e nuovi scarichi fognari. Caso emblematico Marino, dove l’Assemblea contro la cementificazione, con altri comitati, cerca da anni di contrastare i mega progetti edificatori dei palazzinari Parnasi, Idea Fimit, etc. autorizzati dagli ex sindaci Palozzi e Silvagni in zona via del Divino Amore per circa 12.500 nuovi abitanti e 1,3 milioni di metri cubi di cemento.

Al centro del dibattito anche gli impianti a biomasse. Il piano regionale dei rifiuti, fermo ancora al 2012 e bloccato in attesa delle decisioni della capitale, sta lasciando campo libero agli avventurieri. Tra Ardea, Velletri, Artena, Pomezia, Aprilia, Anzio e versante sud e est di Roma proliferano, grazie agli incentivi di stato e al benevolo orientamento regionale, progetti e richieste per centrali a biogas (Fri-El, Acea, Green Park etc.) e impianti aerobici mega industriali (Cogea, Volsca) che in parte potrebbero rispondere anche ai fabbisogni di smaltimento della capitale.

In primis la centrale biometano da 60.000 ton. alimentata da FORSU riproposta dalla Suvenergy a Tor di Bruno di Ardea, a un passo da discarica, depuratore e villaggi. Il recente deposito in Regione delle osservazioni tecniche in opposizione, non può essere che il primo passo per contrastare la realizzazione di questo mostro.

I Comitati riuniti nel Coordinamento rifiuti energia Lazio, presenti al discamping, hanno ribadito la loro volontà di opporsi a nuove discariche e a qualsiasi forma di recupero di energia dalle biomasse, fonte di inquinamento e nuovi rifiuti. Individuano inoltre carenze nell’attività di monitoraggio e controllo degli impianti inquinanti, delle falde e dei siti contaminati da parte di Arpa Lazio.

COORDINAMENTO CONTRO L'INCENERITORE DI ALBANO-COMITATO RIBELLI DI MONTAGNANO

ASSEMBLEA CONTRO LE NOCIVITà

 
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