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Domenica 13 Aprile 2008 11:03 |
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tradotto da http://www.cniid.org/espace_mailing/cp_20080402.htm Incenerimento e cancro: risultati allarmanti passati sotto silenzio Parigi: 2 aprile 2008 - Il 30 Novembre 2006, l'istituto di sorveglianza sanitaria (InVS) rese pubblici i risultati preliminari dello studio sull'incidenza dei cancri in prossimità di inceneritori di rifiuti domestici. Il CNIID era stato già messo in allarme degli eccessi di rischio significativi ed attendeva i risultati definitivi (1). Circa un anno e mezzo dopo sono infine disponibili... ed ancora più allarmanti! La tabella qui sotto mostra che per tutti i tipi di cancro i rischi relativi erano stati sottostimati nel 2006. Dati i corti periodi di latenza scelti tra l'esposizione e l'apparizione di un cancro (dovrebbero essere di almeno 5 anni per le leucemie, 10 anni per tutti gli altri cancri), ci sono, inoltre, grossi rischi che i risultati rimangano ancora sottostimati rispetto alla realtà, come riconosce inoltre l'InVS a più riprese nel rapporto: Il picco di apparizione dei cancri potrebbe ancora non essere apparso.
 I risultati di questo studi che riferisce su una situazione passata (incidenza dei cancri tra il 1990 ed il 1999) non possono essere trasposti ad una situazione attuale secondo l'InVS. <<Dovremmo chiedere alle popolazioni che oggi vivono vicino ad un inceneritore, di pazientare ancora 10 o 20 anni per lanciare un nuovo studio per conoscere il rischio di incidenza di un inceneritore moderno sul cancro>> insorge Sebastien Lapeyre, incaricato dell'affare incenerimento al CNIID, Le messe a norma non risolvono tutti i problemi, in particolare relativamente al cocktail chimico presente nei fumi.
<<Le norme non sono delle norme sanitarie ma unicamente delle norme techniche: non è perchè i valori di norma vengono divisi per dieci su questo o quell'inquinante che i rischi diminuiscono dello stesso rapporto>> precisa Sebastien Lapeyre. I corpi medici, in parallelo alle ONG, si sono anche mobilitate massivamente per denunciare i rischi attuali dell'incenerimento. Le popolazioni pagano in larga misura la mancanza di volontà a ridurre il ricorso all'incenerimento. Adesso che i lavori su Grenelle sono in corso, questi nuovi risultati, passati inosservati, vanno a confermare una volta di più i rischi legati all'incenerimento e la scarsa importanza che si dà al principio di precauzione. |
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Sabato 12 Aprile 2008 09:11 |
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La questione dello smaltimento dei rifiuti solidi rappresenta una vera bomba ad orologeria per l'Elba, un'emergenza costante e costosa che, tra macroscopici errori e incompetenze, si protrae da quasi venti anni e rischia di portare l'Elba al collasso. Culminò una decina d'anni fa con la realizzazione di quello che fu subito definito il "bidone al veleno", ovvero un gassificatore che non poteva funzionare in un contesto come quello elbano e che appena fu accesso diffuse nell'aria preoccupanti e insopportabili miasmi. Naturalmente non funzionò, ma sull'impianto si aprì un contenzioso e i Comuni elbani, incredibilimente, sono ora costretti ad acquistarlo dalla società pagandolo profumatamente. |
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Venerdì 11 Aprile 2008 10:40 |
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 Intervista al professor Paul Connett
Clicca sul titolo per leggere tutta l'intervista
Paul Connett: 21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il Canada. All'inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: “ci sbarazziamo di tutte quelle orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può essere monitorata”. Poi leggendo ho scoperto che bruciando i rifiuti domestici si producono le sostanze più tossiche che l'uomo abbia mai prodotto e poi, ogni 3 tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere molto tossica che da qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l'inceneritore era la strada sbagliata. Ho cominciato a lavorare insieme agli altri cittadini che erano contrari e siccome ero professore di chimica sono stato invitato nelle altre comunità dei vari stati americani e poi del mondo per cercare di fermare l'incenerimento. Abbiamo bloccato la costruzione di 300 inceneritori; dal 1996 negli Stati Uniti non ne è più stato costruito uno.
Intervistatrice: E in questi anni ha cercato di diffondere la sua teoria “Rifiuti Zero”. Ce la può spiegare sottolineando in particolare come si possono ridurre progressivamente inceneritori e discariche e di conseguenza l'inquinamento?
Paul Connett: Quello che ho in mente è l'obiettivo finale; credo che la cosa più semplice sia distinguere la teoria del riciclaggio al 100% e la teoria Rifiuti Zero. Da molto tempo diverse comunità cercano di portare al massimo il riciclaggio e il compostaggio dei rifiuti. Per molto tempo noi abbiamo pensato che questo fosse l'obiettivo numero uno, ma il problema di questo sistema è che nella nostra società ci sono cose che non possono essere riciclate, cose che non possono essere compostate e quindi no possono essere riutilizzate. Finché sarà così non ci sarà mai possibile un riciclaggio al 100% e allora che cosa dice la strategia Rifiuti Zero? Dice che i cittadini non possono farcela da soli, si devono necessariamente combinare due livelli di responsabilità: quella della comunità nella fase finale del processo e la responsabilità industriale che invece avviene all'inizio del processo. Insomma all'industria dobbiamo dire: “Se non possiamo riutilizzarli, se no possiamo riciclarli voi quei prodotti non li dovete più fare”. Il messaggio è: “abbiamo bisogno di un disegno industriale migliore per il 21 secolo” perché entro la fine di questo secolo dovremmo imparare a vivere in modo sostenibile. I rifiuti coinvolgono chiunque, chiunque produce rifiuti ogni giorno, siamo tutti parte del problema. Ma se seguiamo l'approccio rifiuti zero possiamo diventare tutti parte della soluzione. E allora abbiamo bisogno di una comunità responsabile che separi i rifiuti riciclabili, la frazione umida, che raccolga i sacchi porta a porta, abbiamo bisogno di un'industria responsabile che metta a punto prodotti, confezioni e imballaggi migliori e abbiamo bisogno di una buona leadership, fatta di politici lungimiranti. Purtroppo il vero nemico di questo approccio sostenibile è l'approccio completamente insostenibile dell'incenerimento. Per troppo tempo gli ingeneri, soprattuto quelli europei, hanno cercato di perfezionare l'incenerimento, hanno cercato di perfezionare una pessima idea. Io dico che se anche esistessero inceneritori sicuri, comunque non avrebbero senso di esistere. Non ha senso nel 21 secolo spendere così tanti soldi per distruggere risorse che dovremmo poter riutilizzare in futuro. Certo, si può nascondere il problema come fanno in Italia, parlando di termovalorizzatori invece di inceneritori ma il problema resta, se bruci qualcosa poi devi ripartire da zero nel processo produttivo, devi sempre spendere nuovi soldi per l'estrazione delle materie prime, per la produzione e così via; se invece ricicli e riutilizzi non devi incominciare da capo e risparmi il quadruplo di energia.
In questo senso la legge italiana che equipara il combustibile derivato dall'incenerimento all'energia pulita e rinnovabile è il massimo ostacolo per il minimo progresso nel problema dei rifiuti. Il governo vi chiede di pagare l'elettricità ricavata dagli inceneritori tre volte tanto quello che costerebbe da qualsiasi altra fonte, ma paradossalmente questa politica ci fa un favore perché quando propongono di costruire un inceneritore, sul territorio la gente insorge e si organizza ed è qui che entriamo in gioco noi con le nostre proposte alternative che sono migliori per l'ambiente e per l'economia locale. |
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Venerdì 11 Aprile 2008 05:09 |
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da http://sotto-terra-il-treno.blogspot.com/ Lo sapevate che il gassificatore in costruzione a Malagrotta si basa sulla tecnologia svizzera Thermoselect (chiamata anche Thermodefect dalla stampa tedesca) e che in Germania ha dovuto chiudere un impianto analogo per problemi operativi che hanno comportato fughe di gas tossico e pericolo di esplosione incrinature nel cemento della camera ad alte temperature provocate dalla corrosione e dal calore, e perdite di liquido da un bacino di sedimentazione che conteneva acque di scolo contaminate da cianuro? Al momento in cui la società proprietaria EnBW decise di chiudere l'impianto nel 2004, le perdite di gestione ammontavano a 400 milioni di euro.
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