Inceneritori: se non ti informi non saprai mai che sono nocivi e che esistono delle alternative

La lotta contro l' inceneritore non ha padroni ed è gestita dal basso, non fa spalla a nessun partito politico, istituzione, o simili. E' una lotta autorganizzata che rifiuta ogni delega, quindi se vogliamo vincerla dobbiamo partecipare tutti/e direttamente!!

Le manifestazioni, i presidi in piazza, i volantinaggi, le assemblee pubbliche  oltre agli innumerevoli esposti e ricorsi fin ad oggi fatti sono stati possibili grazie alla sottoscrizione dei tanti e tante. AIUTACI ANCHE TU clicca sul nostro sito alla voce Sottoscrivi per fare una piccola donazione

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L'inceneritore ad Albano è:
 

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Inceneritore ad Albano? Anche no!
Comunicato stampa a seguito degli arresti eccellenti di inizio 2014 PDF Stampa E-mail
Martedì 14 Gennaio 2014 16:38

Adesso, dopo gli arresti del 9 gennaio del boss dei rifiuti Manlio Cerroni, del codazzo di fedeli esecutori al suo servizio e di pubblici funzionari compiacenti, i nostri sospetti, le nostre certezze e i tanti esposti sulla gestione truffaldina e criminale della discarica di Roncigliano (e non solo) sono ora confermati anche dalla magistratura benché con grave ritardo.

Ricordiamone alcuni: abbiamo sempre saputo che le discariche sono una potentissima fonte di inquinamento e di puzze venefiche. Ma quando queste diventano insopportabili provocando decine di malori dei residenti non ci vuole uno scienziato per trarre conclusioni. Per giunta dopo che da gennaio 2013, a seguito del decreto dell’ex ministro per la distruzione dell’Ambiente Corrado Clini, il super commissario Sottile aveva imposto di dirottare a Roncigliano 150 t/giorno di rifiuti provenienti da Roma. A conferma di gravi irregolarità nella gestione della discarica, ad aprile un rapporto dell’ARPA certificava che l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) di Albano sfornava quantità ridicole di rifiuto organico stabilizzato (FOS).

Tradotto: gran parte di quel 30% dell’organico dei rifiuti solidi urbani non era “stabilizzato”.

Dunque, le puzze insopportabili provenienti dalla discarica non erano frutto d’inconvenienti momentanei o di “inversioni termiche” ma di una consapevole e redditizia pratica di sversamento nel VII° invaso di rifiuti mal-trattati o peggio tal quali.

L’impianto di Trattamento Meccanico Biologico, concepito soprattutto per produrre Combustibile da Rifiuti (CDR) da inviare all’incenerimento, come tutti i TMB “separa” i rifiuti indifferenziati in modo pessimo anche quando funziona al meglio, rivelandosi il nemico giurato della raccolta differenziata porta a porta.

Ora l’indagine ha confermato che negli ultimi anni, ma forse da sempre, il TMB ha separato quantità di rifiuti ben al di sotto di quell’inverosimile 50% di cui cianciava il commissario Sottile nella nota di ottobre, avendo preso per buone le dichiarazioni della Pontina Ambiente. A noi non interessa che i gestori del TMB abbiano separato un terzo del CDR rispetto al minimo contrattuale. Questa è materia che appassiona i fans degli inceneritori.

A noi interessa soprattutto che, così facendo, hanno inviato a marcire negli invasi migliaia di tonnellate di rifiuti organici, quelli che generano i percolati, l’inquinamento delle falde e la liberazione di gas velenosi responsabili dei malori, delle allergie e delle patologie tumorali.

Sta di fatto che il giochetto ha gonfiato le casse di Cerroni per svariati milioni di euro a spese dei Comuni conferenti e dei cittadini, doppiamente truffati.

Gli amministratori di Albano, in primis il sindaco Marini e il delegato ai rifiuti, lungi dall’essere semplici vittime truffate, hanno responsabilità enormi di fronte ai cittadini. Proprio la reticenza e le omissioni di costoro, venuti meno al dovere di esercitare il controllo di quanto succedeva dentro il perimetro della discarica e di quanto transitava in entrata e in uscita, hanno consentito che i gestori della discarica avessero mano libera. Le nostre ripetute richieste di verifica, i nostri presidi in discarica, il nostro assedio sotto casa del sindaco per costringerlo a vedere e sentire sono cadute ogni volta nel vuoto.

L’inquinamento crescente delle falde acquifere sottostanti è il corollario e la diretta conseguenza della pratica di sversamento criminale di rifiuti tal quali usata anche negli invasi ormai tombati. Sono anni che nei pozzi spia si riscontrano inquinanti organici cancerogeni e metalli pesanti e oltre due anni che attendiamo che l’ARPA di Ermolli ci dia i nuovi dati.

Le nostre denunce circostanziate trovano oggi conferma, (pure qui con enorme ritardo) anche della serie di atti illegali che hanno consentito a Cerroni di piegare a suo favore la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per realizzare a Roncigliano un inceneritore di rifiuti da 160 mila t/anno.

Esattamente come da noi denunciato in tutte le sedi, piazze comprese, una pletora di funzionari pubblici, a cominciare dal defunto assessore Di Carlo, dall’ex presidente regionale Marrazzo fino a Luca Fegatelli e Raniero De Filippis uomini chiave del settore rifiuti, aveva spianato ogni ostacolo ai progetti del boss e del consorzio Co.E.Ma. Ad essi si aggiunge il pluri-indagato ingegner Fabio Ermolli responsabile del settore rifiuti ARPA Lazio.

La prima pronuncia negativa sulla VIA emessa il 25/3/2008 dalla Direzione Regionale Ambiente fu neutralizzata con determina a firma De Filippis e ribaltata nel giro di 30 giorni in positiva. Il prode Marrazzo fece il resto, firmando il 22/10/2008 un’ordinanza di avvio dei lavori per costruire l’inceneritore, del tutto illegittima non essendo più commissario ai rifiuti da giugno.

L’inchiesta, gli arresti e gli avvisi di reato non sono l’espressione di un onesto lavoro di alcuni magistrati ma, riteniamo, sono soprattutto il risultato di oltre sette anni di lotta ostinata e irriducibile del Coordinamento No INC dei cittadini dei Castelli, ben oltre le sedi legali, fin sotto i palazzi ministeriali, regionali, comunali, nelle piazze, in centinaia di assemblee pubbliche e decine di cortei e presidi. E naturalmente la lotta continua.

 
Verbale dei carabinieri sull'intreccio criminoso dietro alla gestione della monnezza laziale PDF Stampa E-mail
Venerdì 10 Gennaio 2014 08:24

Pubblichiamo l'intero verbale dei carabinieri sull'operazione che ha prorato a 7 arresti eccellenti (Manlio Cerroni in primis) nell'affaire monnezza laziale e ad un totale di 21 indagati. E' molto lungo, ma estremamente chiaro e diretto:

In data odierna, militari del Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno dato esecuzione all'ordinanza emessa dal G.I.P. Massimo BATTISTINI nell'ambito del P.P. 7449/2008 R.G.N.R., procedimento in cui convergono diversi filoni di indagine sviluppati dai militari dei N.O.E. e dalla Sezione Operativa Centrale dal 2008 sino ad oggi, ed a cui ha collaborato anche la Procura della Repubblica di Velletri.

In particolare, sono state eseguite 7 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, per i reati di associazione per delinquere (416 c.p.), traffico di rifiuti (260 D. lgs. 152/2006), frode in pubbliche forniture (356 c.p.), truffa in danno di enti pubblici (640 c.p.), falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici (479 c.p.) nei confronti di: CERRONI Manlio, noto imprenditore del settore dei rifiuti, RANDO Francesco, ingegnere, amministratore unico di molte imprese riconducibili a CERRONI e storico collaboratore dello stesso, GIOVI Piero, socio di molte imprese
riconducibili a CERRONI e storico collaboratore dello stesso, LANDI Bruno, organizzatore dell'associazione e stretto collaboratore di CERRONI nonché "cerniera" fra il gruppo CERRONI e le strutture politico-amministrative della Regione Lazio, SICIGNANO Giuseppe, preposto all'impianto TMB e supervisore delle attività operative condotte del Gruppo CERRONI ad Albano Laziale presso la PONTINA AMBIENTE, FEGATELLI Luca, già Capo Dipartimento della Regione Lazio, e DE FILIPPIS Raniero, già responsabile del Dipartimento del Territorio della Regione Lazio.

Nella stessa operazione di Polizia sono state eseguite 22 perquisizioni locali presso i domicili e gli uffici dei soggetti indagati nonché presso le sedi delle diverse imprese del gruppo CERRONI, nonché numerose perquisizioni personali e locali a carico di altri indagati.

Inoltre, gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma, che sviluppa i profili patrimoniali degli indagati, stanno procedendo al sequestro, per equivalente, della somma complessiva di euro 18.890.923,33 in danno delle società E.GIOVI srl (gestore della discarica di Malagrotta) e Pontina Ambiente srl (gestore della discarica di Albano Laziale), provento dei reati di traffico di rifiuti.

L'ordinanza coercitiva ricostruisce in dettaglio, qualificandoli come "i fatti di inaudita gravità anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività" l'esistenza, a far data almeno dal 2008, di una stabile struttura organizzativa "informale" sovrapposta a quella formale delle società relative al gruppo imprenditoriale guidato da Manlio CERRONI (dagli stessi sodali chiamato con l'appellativo di "Supremo") avente un indeterminato programma criminoso e un assetto variabile secondo le attività svolte, le vicende della vita o i cambiamenti all'interno dell'apparato politico-amministrativo. Accanto alla presenza di un nocciolo duro costituito dalla stesse persone vi è la presenza di altri soggetti che si associano con riferimento a vicende specifiche. Subito sotto il Cerroni, nella piramide organizzativa, si trovava il LANDI quale organizzatore, in grado di condizionare l'attività dei vari enti pubblici coinvolti nella gestione del ciclo dei rifiuti nel Lazio (a partire dalla Regione sino all'ARPA) al fine di consentire al gruppo imprenditoriale riconducibile al suddetto CERRONI di realizzare e mantenere un sostanziale monopolio nella gestione dei rifiuti solidi urbani prodotti dai comuni delle varie aree territoriali ottimali.

L'esistenza e il funzionamento di tale sodalizio criminale costituito da soggetti privati (Cerroni, Landi, Rando, Giovi, Sicignano), pubblici funzionari (il deceduto Arcangelo Spagnoli, Luca Fegatelli, Raniero De Filippis) e politici (tra cui il deceduto Mario Di Carlo, Giovanni Hermanin de Reichfield e Giovannetti Romano, quest'ultimo segretario particolare dell'ex assessore Pietro di Paolantonio) è stata nel tempo monitorata e ricostruita grazie all'utilizzo massiccio di intercettazioni telefoniche, all'assunzione di sommarie informazioni testimoniali, a corpose acquisizioni documentali, ad accurate consulenze tecniche.

L'indagine si è di fatto dipanata lungo quattro direttrici principali, quattro rivoli scaturenti dall'unica sorgente, costituita dal nocciolo duro dell'organizzazione criminale dianzi descritta:

1) Gestione dell'impianto di raccolta e trattamento rifiuti di Albano Laziale

La tariffa che viene corrisposta al gestore di un impianto di trattamento meccanico biologico dei rifiuti è composta di varie parti, una delle quali è costituita dal costo di termovalorizzazione del CDR, rifiuto speciale derivante dal trattamento della c.d. "frazione secca" dei rifiuti. Per quanto concerne l'impianto gestito in Albano Laziale dalla Pontina Ambiente, società riconducibile al Cerroni, la ricostruzione operata circa la gestione del CDR negli anni oggetto di indagine, ha permesso di accertare che le percentuali di CDR effettivamente avviato a valorizzazione non si avvicinavano agli standard prestazionali di progetto (43%), alle soglie indicate nel piano regionale di gestione dei rifiuti (35%), alla soglia di produttività del 29% sopra indicata o alla soglia minima del 25% indicata nel decreto commissariale n. 15/2005 come "tasso di recupero minimo". Ed infatti, la percentuale di C.D.R. effettivamente avviata al recupero energetico (presso l'impianto di termovalorizzazione di Colleferro), si attestava attorno al 15%, mentre la restante parte veniva avviata in discarica come scarto di lavorazione. Tale parte, tuttavia, era pagata al gestore come se fosse stata avviata a termovalorizzazione, così realizzandosi un ingiusto profitto per l'impresa, profitto derivante dalla differenza tra l'importo tariffario percepito (per il trattamento dei rifiuti) e quanto effettivamente speso, e stimato in circa 11 milioni di euro dal 2006 al 2012.
In tal modo, inoltre, si provocava anche il prematuro superamento delle volumetrie disponibili in discarica. Anche la struttura amministrativa Regionale (sotto la regia del Fegatelli), che ometteva di procedere alla revisione della tariffa "a consuntivo" in base alle quantità effettivamente avviate alla termovalorizzazione, si rendeva partecipe di tale meccanismo.

2) Il termovalorizzatore di Albano Laziale

Il Commissario Straordinario per l'emergenza Rifiuti della Regione Lazio, e in seguito la stessa Regione per il tramite del suo Presidente, mettevano il Consorzio CO.E.MA [1]. (unione tra PONTINA AMBIENTE, dunque riconducibile a CERRONI, ed ECOMED, composta da AMA e ACEA) nelle condizioni di costruire un impianto di termovalorizzazione su un terreno della PONTINA AMBIENTE, adiacente alla discarica e all'impianto di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, nonché di usufruire, nell'ambito della gestione di tale impianto, dei contributi pubblici denominati "CIP 6" (contributi erogati ad aziende produttrici di energia da fonti energetiche rinnovabili o assimilate).

In tale vicenda, che secondo l'ordinanza deve ritenersi emblematica, più di ogni altra, di come la pubblica funzione possa essere sviata per favorire interessi diversi da quelli pubblici, infedeli funzionari pubblici (con sistematica violazione di disposizioni di legge indicate nelle singole ipotesi e dei doveri d'ufficio) e soggetti politici di livello regionale hanno contribuito fattivamente alla realizzazione di un percorso finalizzato ad agevolare gli interessi di alcuni soggetti imprenditoriali ben definiti e, in particolare, di Manlio CERRONI. La finalità perseguita dal CERRONI era quella di creare una contiguità spaziale con il TMB della Pontina Ambiente, di ridurre così le spese di gestione stante la vicinanza delle strutture (con l'ulteriore effetto di poter mantenere una tariffa di accesso all'impianto di TMB contenuta rispetto a eventuali concorrenti) e, soprattutto, di realizzare l'opera attraverso incentivi pubblici ovvero con i contributi CIP6.
Già la "localizzazione" dell'impianto avveniva in presenza di fattori escludenti e con palesi falsi documentali: ed infatti nell'area era già operante un impianto di termovalorizzazione (a Colleferro), non appartenente a CERRONI, tanto che il Piano Gestione Rifiuti regionale del 2002 prevedeva per tale tipo di impianto la collocazione in una diversa area geografica (ovvero nell'area Fiumicino-Ciampino e non nell'area dei Colli Albani).

Inoltre, il progetto aveva incontrato un ostacolo insuperabile nella valutazione di impatto ambientale negativa espressa dalla competente direzione regionale, decisione che sarà ribaltata a seguito di un lungo iter amministrativo frutto di un concerto criminoso (che l'ordinanza definisce costituisce una "colossale montatura") tra i proponenti (Cerroni e Presutti, che addirittura in alcuni casi dettavano i contenuti degli emanandi atti pubblici, in un caso addirittura protocollato ancor prima di essere redatto nella sua forma definitiva), lo Spagnoli Arcangelo, già responsabile unico del procedimento in seno al commissario delegato, il Fegatelli, il De Filippis, Giovanna Bargagna (dirigente regionale), Mario di Carlo, Giovanni Hermanin de Reichfield, e financo l'allora presidente della Regione, Marrazzo, che firmava un'ordinanza commissariale addirittura dopo la decadenza dell'ufficio emergenziale.

Il funzionario che aveva firmato il provvedimento contrario agli interessi del Cerroni veniva quindi destinato ad altro ufficio.

3) La realizzazione di un invaso per un discarica in località Monti dell'Ortaccio

Il gruppo CERRONI realizzava, in località Monti dell'Ortaccio, l'invaso di una futura discarica (circa 3 milioni di metri cubi), ponendo così in essere una incisiva trasformazione urbanistica, smaltendo poi le rocce e terre da scavo (da qualificarsi come rifiuti) all'interno della discarica di Malagrotta, simulando l'esistenza di titoli autorizzativi di fatto inesistenti. Questa operazione ha generato un profitto per le casse della E. GIOVI (impresa riconducibile al gruppo CERRONI) stimato in non meno di 8 milioni di euro.

Inoltre, gli scavi venivano condotti al punto di abbassare la quota di fondo di scavo della cava Monti del Lumacaro (area adiacente a Monti dell'Ortaccio, parimenti oggetto di  di autorizzazione per la discarica) al di sotto dei limiti consentiti, determinando così la illecita deviazione della falda acquifera sotterranea, appartenente al demanio idrico, e la creazione di un laghetto artificiale. Addirittura, nella richiesta di autorizzazione per la realizzazione della discarica, il CO.LA.RI. (consorzio laziale rifiuti, riconducibile al Cerroni), il proponente operava una alterazione delle fotografie allegate alla richiesta, cancellando l'esistenza del laghetto al fine di non far risaltare il danno idrogeologico cagionato.

4) Le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti ed alle ordinanze regionali sullo smaltimento dei rifiuti nei Comuni di Anzio e Nettuno

Infatti, CERRONI ed il suo storico collaboratore LANDI, con la complicità di funzionari della Pubblica Amministrazione, ponevano in essere una serie di condotte illecite volte ad impedire alla società RIDA AMBIENTE S.R.L., concorrente di CERRONI,  di entrare sul mercato.
In particolare, l'Amministrazione ometteva per lungo tempo di determinare la tariffa definitiva in ingresso dei rifiuti per l'impianto di RIDA AMBIENTE, cosa che impediva alla predetta di contrattare con le amministrazioni pubbliche locali l'eventuale accettazione di R.S.U. nei suoi impianti.

In tal modo, veniva intenzionalmente procurato alle società PONTINA AMBIENTE e ECOAMBIENTE un ingiusto profitto patrimoniale consistente nella possibilità di gestire senza concorrenti i rifiuti provenienti dai comuni della zona.

Oltre a ciò, la Pubblica Amministrazione rallentava di proposito l'iter di attribuzione della tariffa definitiva della RIDA, nonché l'approvazione di varianti sostanziali in grado di aumentare notevolmente la quantità di rifiuti trattati, procedendo nel contempo ad autorizzare, in violazione alla normativa nazionale e comunitaria, lo smaltimento del c.d. "tal quale" in discarica, al fine di consentire la prosecuzione del conferimento dei rifiuti solidi urbani dell'area pontina a società del gruppo CERRONI (nell'area pontina infatti una delle due discariche esistenti, la Ecoambiente, non è in possesso di impianto di trattamento dei rifiuti). La strategia criminale era portata avanti, sotto la regia occulta del Landi e del Cerroni, dal De Filippis con l'ausilio del Giovannetti. Ed è soprattutto in tale vicenda che l'ordinanza ricostruisce il ruolo egemone di Luca FEGATELLI all'interno della Regione Lazio e l'esistenza di un consolidato sistema favorevole alle imprese del CERRONI, al punto da determinare l'allontanamento delfunzionario che aveva "osato" determinare  la tariffa in favore della RIDA Ambiente, così minando il monopolio del Cerroni (Landi parla, preoccupato, di un "rigagnolo che rischia di diventare un torrente").

 
All'alba arrestato Manlio Cerroni. Rifiuti, nei guai anche Piero Marrazzo PDF Stampa E-mail
Giovedì 09 Gennaio 2014 13:39

INCHIESTA CHOC. Ai domiciliari con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, l'ottantasettenne patron di Malagrotta. Le indagini dei carabinieri del Noe sarebbero relative alla società Pontina Ambiente. Colpiti dal provvedimento richiesto dalla Procura di Roma anche il gestore della megadiscarica Piero Giovi, i tecnici Raniero De Filippis e Pino Sicignano, il manager e già presidente della Regione Lazio, Bruno Landi e il tecnico della Regione Lazio, Luca Fegatelli.

Dal sito: http://www.affaritaliani.it/

Erano sette mesi che la notizia di un possibile arresto era nell'aria. L'indagine era partita da Albano, dove secondo i carabinieri e i magistrati, Manlio Cerroni avrebbe compiuto una serie di illeciti.
All'alba del 9 gennaio, giusto la settimana successiva al caos rifiuti di Roma, il proprietario della discarica di Malagrotta, nonché imprenditore internazionale del settore dello smaltimento dei rifiuti è finito agli arresti domiciliari. L'accusa è associazione a delinquere finalizzata alla truffa e sarebbe relativa ad un'inchiesta sulla società che cura lo smaltimento dei rifiuti a Latina e nei Comuni Albano, Ardea, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio, Marino, Nemi, Pomezia e Rocca di Papa.
Un'inchiesta vecchia, per la quale la società Latina Ambiente aveva replicato pubblicamente, chiedendo addirittura un incidente probatorio, respinto dai magistrati. A chiederlo è stato più volte l'amministratore unico della Pontina Ambiente, Paolo Stella. Gli arresti sono stati autorizzati dal Gip su richiesta della Procura della Repubblica. Con l'avvocato Cerroni, ai domiciliari anche l'avvocato Bruno Landi, già presidente della Regione Lazio, e manager del Gruppo che fa capo a Cerroni, poi il gestore della discarica di Malagrotta, Piero Giovi, i tecnici Raniero De Filippis, Pino Sicignano e il tecnico della Regione Lazio del settore Rifiuti sino al 2010, Luca Fegatelli.
Le indagini sono state condotte dai militari del Noe (Nucleo operativo ecologico) diretti dal colonnello Sergio De Caprio, anche noto come 'Ultimo' (che nel 1993 catturò Totò Riina), e coordinati dal capitano Pietro Rajola Pescarini.

In totale sono 21 le persone indagate (compresi i sette arrestati) nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio coordinata dai pm Alberto Galanti e Maria Cristina Palaia. Tra questi anche l’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, citato in un capo di imputazione per abuso d'ufficio e falso, assieme a Manlio Cerroni, dominus del consorzio Coema, al legale dello stesso Avilio Presutti, e al responsabile dell'Area Rifiuti della Regione, Luca Fegatelli. In contestazione l'emanazione di un'ordinanza del 22 ottobre 2008 con cui si ordinava alla Coema di avviare le attività per la realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione di Albano Laziale, ordinanza illegittima in quanto il Commissario Straordinario aveva cessato i suoi poteri il 30 giugno di quell'anno e il presidente della Regione, che emanò formalmente quell'ordinanza, era pertanto divenuto incompetente. Tutto ciò aveva lo scopo, secondo la Procura, di "consentire al Colari di iniziare i lavori di realizzazione dell'impianto entro il 31 dicembre 2008 (cosa che altrimenti non sarebbe stata possibile in assenza di autorizzazione ambientale integrata, ancora in istruttoria) e così di non decadere dagli incentivi pubblici denominati Cip 6, la cui elargizione era normativamente condizionata a detto requisito".

 
Traffico rifiuti, Cerroni in manette era il re delle discariche del Lazio PDF Stampa E-mail
Giovedì 09 Gennaio 2014 10:11

Dopo cinque anni di indagini, basate anche su carte anticipate dall'Espresso nel 2012, l'avvocato e i suoi uomini più fidati sono finiti in carcere. Ai domiciliari due dirigenti della regione guidata da Nicola Zingaretti
Da http://espresso.repubblica.it/attualita, di Emiliano Fittipaldi e Andrea Palladino

Ci sono voluti cinque anni di indagini, migliaia di intercettazioni telefoniche, complesse perizie contabili, pedinamenti e il lavoro di due Procure. Il re incontrastato della monnezza romana, l’avvocato di Pisoniano Manlio Cerroni, alla fine è caduto chiudendo un’era durata quarant’anni. Questa mattina i carabinieri del Noe lo hanno arrestato, su richiesta del pm romano Alberto Galanti, con la pesante accusa di associazione per delinquere, traffico illecito di rifiuti e truffa.

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